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Questo articolo è stato pubblicato il 29 maggio 2012 alle ore 20:11.

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Sembra di trovarci in un meta-periodo, in cui il centro della scena è occupato dalle reazioni a quello che la gente pensa (o spesso e volentieri, ahimè, non pensa).

Justin Fox, direttore editoriale dell'Harvard Business Review Group, ha pubblicato recentemente un interessante articolo su hbr.com, documentando qualcosa che più o meno sapevo, ma che sono contento di vedere confermato: le persone non sono molto ricettive all'evidenza se non proviene da un membro della loro comunità culturale.

È qualcosa che in questi ultimi anni è stato più che mai evidente.In un pezzo intitolato «Non ti piace il messaggio? Forse è colpa del messaggero», Fox scrive: «Pensateci la prossima volta che sentite un'argomentazione che vi sembra la cosa più stupida mai sentita. È l'argomentazione che vi disturba o è il gruppo a cui appartiene chi la espone?».

Analizziamo le previsioni dei due opposti schieramenti del dibattito economico negli ultimi sei o sette anni. Se vi affidate alla pagina degli editoriali del Wall Street Journal, le vostre informazioni erano – sottolineo erano – che non c'era nessuna bolla immobiliare, che gli Stati Uniti nel 2008 non erano in recessione, che i deficit di bilancio avrebbero fatto schizzare alle stelle i tassi di interesse, che l'espansione quantitativa portata avanti dalla Federal Reserve avrebbe prodotto un'inflazione galoppante e che le politiche di austerità avrebbero portato a un'espansione dell'economia.

Un bel bilancio, non c'è che dire. Eppure sono consapevole che molte persone, anche persone che si giocano soldi veri, considerano il Wall Street Journal una fonte affidabile e persone come me, ad esempio, inattendibili e poco credibili. Le ragioni di tutto questo hanno a che fare in buon parte con la politica, ma si intrecciano anche con la cultura: chi legge il Wall Street Journal o i siti di consigli per gli investimenti orientati a destra mi vede come un liberal che beve caffelatte, che probabilmente è a favore dei diritti degli omosessuali e non venera i ricchi (in realtà preferisco un buon caffè all'americana, bello forte, ma il resto è tutto vero), e che non fa parte della loro tribù.

Se anche mi sforzassi di corrispondere meglio ai loro criteri per diffondere il verbo (che so, tagliandomi la barba, imparando a giocare a golf e cominciando a usare il gergo loro), non riuscirei nell'intento e ci sarebbe sempre un numero consistente di persone che non crederebbe ai dati che presento.

Oggi ho avuto uno scambio epistolare meraviglioso, per certi versi. Mi ha scritto un tale che aveva letto il mio nuovo libro End This Depression Now! e che non riusciva a trovare nessun passaggio in cui presentavo i fatti in maniera distorta per favorire le mie posizioni ideologiche: mi chiedeva se potevo, per cortesia, aiutarlo a individuare questi passaggi.
Oh, beh, si fa quel che si può.

La disfida delle barbe
Onore a Robert Samuelson per aver fatto uno sforzo serio di affrontare la diatriba sulla politica monetaria.

«Oltre a Krugman ci sono altri economisti che vorrebbero un'inflazione più alta. Ma non Bernanke», ha scritto Samuelson recentemente sul Washington Post. «La teoria di Krugman potrebbe essere giusta. Risponde a una comprensibile esigenza di fare qualcosa per la fragilità della ripresa e i milioni di persone private di lavoro e di speranze. Ma in questo dibattito io sto dalla parte di Bernanke. Flirtare con l'inflazione è pericoloso».

Io penso di avere ragione (ma questo è abbastanza scontato), e dovete sapere che tantissimi economisti accreditati, compresi – penso – quelli che si preoccupavano per lo zero lower bound prima che il problema si presentasse sul serio, o almeno la maggior parte di loro, sono dalla mia parte. Penso che nel valutare i rischi si debba tener conto del pericolo enorme di lasciar incancrenire una situazione di disoccupazione elevata. Ma mi piacerebbe se il dibattito economico avesse più spesso l'impostazione che gli dà Samuelson, invece della fraudolenza che predomina abitualmente.

O, se vogliamo metterla in un altro modo, non penso che chiunque non sia d'accordo con me sia stupido e/o malvagio: solo quelli che sono effettivamente stupidi e/o malvagi. (Traduzione di Fabio Galimberti)

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