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Finanza e Mercati In primo piano

Un 2011 turbolento ma le Borse batteranno i bond

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Questo articolo è stato pubblicato il 13 dicembre 2010 alle ore 06:39.

Mentre i principali listini occidentali – anche nell'ultima settimana – stanno continuando a sostenere con il loro andamento l'ipotesi di rally di fine anno, circolano ormai abbondanti le previsioni sul 2011. L'ipotesi prevalente, se dovessimo riassumere il tutto in poche parole, è favorevole all'azionario e alle commodities, mentre è certamente diffusa una maggiore cautela sui bond. Tutto questo perché la politica monetaria resterà accomodante (uguale rendimenti obbligazionari bassi) e, invece, i profitti societari dovrebbero restare elevati. A livello geografico, sempre preferiti i listini emergenti rispetto agli altri.


Il problema è però capire se tutto si svilupperà secondo il previsto – e auspicato – trend di ripresa lenta dell'economia e inflazione sotto controllo, oppure se a un certo momento del 2011 si riaffacceranno i timori di double dip piuttosto che di crisi dell'euro. Si vedrà.

«L'ipotesi di una nuova recessione è una preoccupazione reale, non è certo una sorpresa», osserva Alan Brown, chief investment officer del gruppo Schroders. Il sistema bancario è ancora fragile, aggiunge, e dopo essere partiti dalla crisi del credito privato adesso siamo nel pieno della vulnerabilità dei bond sovrani. Oltretutto, e questo è ancora peggio, se dovessimo scivolare in una vera e profonda recessione ormai tutte le munizioni per contrastarla sono già consumate: i tassi ormai vicini a zero, le leve fiscali allentate e la nuova fase di quantitative easing in campo.

Però, e qui c'è la notizia positiva, ci sono buone possibilità di evitare il double dip. «La nostra ipotesi principale – continua Brown – è che la crescita del mondo sviluppato continuerà, sebbene a un ritmo più lento che nel 2010». A queste condizioni i mercati azionari sono ancora a buon prezzo, in modo particolare se paragonati alle obbligazioni. «Molti listini occidentali – insiste il Cio di Schroders – offrono un rendimento cedolare superiore a quello dei bond governativi, il che è altamente inusuale». Tutto cambierebbe nel caso di deflazione, perché i valori azionari crollerebbero mentre le obbligazioni guadagnerebbero.

Poi c'è certamente la questione della possibile crisi dell'euro. «Nei primi dieci anni di moneta unica europea i paesi periferici hanno perso fra il 20% e il 33% della propria competitività rispetto alla Germania», osserva Brown. Questo dell'euro resta un problema, anche se la maggior parte degli analisti – compresi i più pessimisti – non si aspetta un'implosione in tempi brevi.

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Tags Correlati: Alain Bokobza | Alan Brown | Borsa Valori | Cio | Fed | Global | Obbligazioni | Schroders

 

Tornando all'ipotesi di double dip, c'è comunque da osservare che gli analisti di Société Générale (SocGen) tendono a escludere questa ipotesi. Anzi, considerando anche l'abbondante liquidità, immaginano un 2011 turbolento ma tutto sommato positivo per gli asset più rischiosi (azioni e materie prime). Piuttosto c'è da ragionare sul fatto che il secondo quantitative easing della Fed porterà a una maggiore richiesta di rendimento e imporrà di cautelarsi, almeno sul lungo, contro il rischio di un aumento del tasso d'inflazione.

«La scorsa estate – osserva per esempio Alain Bokobza, responsabile della atrategia a SocGen nell'ultima "Global asset allocation" – i mercati erano focalizzati sul double dip come possibile uscita dalla fase di crisi. Tuttavia nelle ultime settimane l'atmosfera è cambiata e queste paure sono svanite». Qualche dato macro positivo e il rinnovato quantitative easing hanno portato i mercati a un inspiegabile livello di ottimismo, che al momento impone qualche cautela.

Comunque, secondo Société Générale, è meglio aspettare il secondo trimestre del 2011 – perché nel primo è probabile un ridimensionamento degli indicatori di fiducia delle imprese e delle famiglie Usa – prima di prendere posizioni decise sul mercato azionario.
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