House Ad
House Ad
 

La Libia entra in Finmeccanica. Il fondo sovrano di Gheddafi compra il 2,01% della società italiana

Storia dell'articolo

Chiudi

Questo articolo è stato pubblicato il 22 gennaio 2011 alle ore 08:18.

ROMA - Il colonnelo Gheddafi si accomoda in Finmeccanica. Il fondo sovrano di Tripoli, Lybian Investment authority (Lia), ha comprato il 2,01% della società della difesa controllata dal ministero del l'Economia.
L'investimento, stimabile in circa 100 milioni di euro, è emerso ieri dalle comunicazioni alla Consob e, come ha anticipato Radiocor, risale a lunedì 17 gennaio. Dopo un ribasso del 24% nell'intero 2010, dall'inizio di quest'anno il titolo ha recuperato il 15%, solo ieri +4,54% a 9,79 euro, prima che venisse reso noto l'ingresso dei libici, all'indomani del cda nel quale sono stati presentati dati migliori delle attese su cash flow e ordini nel 2010.

La mossa suggella gli stretti rapporti d'affari con il gruppo guidato da Pier Francesco Guarguaglini, intensificati negli ultimi due anni, come con altri gruppi italiani, in parallelo con l'avvicinamento tra il premier Silvio Berlusconi e il leader della rivoluzione, Muammar Gheddafi.

La cornice dell'alleanza con Tripoli è stata fissata il 28 luglio 2009, nel memorandum d'intesa firmato a Roma da Guarguaglini e da Mustafà Zarti, amministratore delegato di Lia, che ha staccato nell'occasione il biglietto d'ingresso con quote di minoranza nel capitale di uno dei primi dieci produttori mondiali di armamenti. L'intesa preludeva a collaborazioni nell'intero spettro di attività di Finmeccanica, dalla difesa e sicurezza agli elicotteri, dall'aeronautica all'industria ferroviaria. «Avremo il migliore accesso a un mercato commerciale da 20 miliardi di dollari», aveva commentato Guarguaglini, riferendosi anche ad opportunità in altri paesi africani.

Finora il gruppo ha ricevuto dalla Libia oltre un miliardo di euro di commesse. Un contratto per il controllo elettronico dei confini Sud della Libia per frenare l'immigrazione affidato a Selex Sistemi integrati da 300 milioni di euro (operativo per metà, manca il finanziamento di 150 milioni che dovrebbe essere coperto dalla Ue), due contratti per sistemi ferroviari ad Ansaldo Sts per 788 milioni, oltre alla fornitura di 16 elicotteri di AgustaWestland e uno stabilimento per elicotteri in Libia inaugurato a metà 2010, con la joint venture paritetica Liatec.

L’articolo continua sotto

Tags Correlati: Consob | Eni | Finmeccanica | Fondi comuni | Imprese | Italia | Juventus | Mediobanca | Muammar Gheddafi | Mustafà Zarti | Pier Francesco Guarguaglini | Selex | Silvio Berlusconi | Tripoli

 

Tripoli è già presente in Italia in particolare in UniCredit, dove possiede il 4,9% con la banca centrale più il 2,6% con la Lia, nella Juventus è il secondo azionista con il 7,5% (Lafico), nell'Eni ha circa l'1 per cento. Nel gruppo della difesa, secondo i dati Consob, il primo azionista è il ministero dell'Economia con il 32,44%, seguito da tre fondi anglosassoni (4,88% Capital research, altri due con poco più del 2% ciascuno), poi c'è la Lia.
Tripoli potrebbe anche giocare un ruolo nella nomina del nuovo cda Finmeccanica fra tre mesi: attualmente il governo esprime 8 dei 12 consiglieri, gli altri 4 sono designati da Mediobanca, azionista con l'1%. Un equilibrio che la mossa di Tripoli, non sgradita a Guarguaglini, potrebbe sparigliare. (G.D.)