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Questo articolo è stato pubblicato il 30 marzo 2011 alle ore 06:42.

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Proseguono i contatti tra i grandi soci delle Generali in vista del consiglio di amministrazione straordinario convocato dal presidente Cesare Geronzi per il 6 aprile, mentre la Consob va avanti nella raccolta di informazioni sull'operazione della ceca Ppf – ieri sarebbero stati sentiti i revisori di PriceWaterhouseCoopers che certificano il bilancio Generali – e sullo sfondo emergono nuovi particolari sui retroscena che hanno portato alla convocazione del board.

Soci in movimento
Ieri, in vista della scadenza del primo aprile per la presentazione delle liste sul rinnovo del collegio sindacale, si è riunito il comitato nomine di Mediobanca che ha deciso di ricandidare i sindaci uscenti già di sua nomina, Gaetano Terrin e Giuseppe Alessio Vernì. L'appuntamento si è però rivelato anche il primo impegno formale di Vincent Bolloré, vice presidente delle Generali, dopo l'astensione dal voto del bilancio delle Generali. Bolloré, secondo quanto si apprende, è arrivato nella sede della banca milanese circa mezz'ora prima dell'ora fissata per la riunione. Una finestra nel corso della quale probabilmente il finanziere ha avuto modo di confrontarsi sui recenti sviluppi sul tema Generali con l'amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel. «Non posso parlare», si è limitato a rispondere Bolloré circa la risposta data da Generali sui rapporti con Ppf. «Tutto bene, siamo tra professionisti: abbiamo parlato di un sacco di cose e anche il mood è buono», ha aggiunto solamente il presidente di UniCredit Dieter Rampl al termine del comitato nomine Mediobanca. L'a.d di Mediolanum Ennio Doris, azionista anche di Mediobanca, si è detto poi fiducioso su una soluzione a Trieste: «Ci sono persone di buon senso, che alla fine sapranno trovare la quadra. Spero che si rassereni tutto».
Sempre ieri, inoltre, secondo quanto si apprende il numero uno della De Agostini Lorenzo Pellicioli avrebbe incontrato il presidente dele Generali. Un faccia a faccia, quello tra Geronzi e Pellicioli, che arriva dopo il compromesso sulla «forma» della convocazione del board straordinario raggiunto alla vigilia in cui proprio il numero uno del gruppo di Novara avrebbe avuto un ruolo chiave.

Il ruolo di Pellicioli
«Una lettera per esistere deve partire e raggiungere il mittente». Il commento, divertito, è di un membro del board delle Generali. E arriva all'indomani della decisione del presidente della compagnia triestina, Cesare Geronzi, di convocare per il 6 aprile il consiglio di amministrazione straordinario del gruppo assicurativo al posto di un comitato esecutivo originariamente in agenda per tale data. Decisione, quella di Geronzi, «autonoma» sulla carta, ma «obbligata» nei fatti da un pressing crescente da parte di diversi componenti del Cda e dei soci, intenzionati a chiedere a gran voce un chiarimento prima dell'assemblea degli azionisti del 30 aprile. Già, perché proprio su questa sfumatura nella «forma» in cui è stato convocato il cda che si è voluto giocare. Come è noto, il malumore di una parte del consiglio era andato coagulandosi attorno all'ipotesi di forzare la convocazione con la richiesta di almeno un terzo dei consiglieri. E lo strumento scelto era quello della missiva. Una lettera che però, secondo quanto si apprende, non è mai arrivata formalmente alla presidenza. Secondo quanto ricostruiscono esponenti del board delle Generali un ruolo chiave nel compromesso trovato con Geronzi sulla convocazione del board straordiario è stato giocato da Pellicioli, numero uno della De Agostini. Quello stesso Pellicioli che nel corso della trasmissione L'Infedele di Gad Lerner a precisa domanda sulle Generali ha risposto di «non aver inviato alcuna lettera a Geronzi». E in effetti la missiva non sarebbe stata inviata. Il numero uno di De Agostini avrebbe raccolto le "adesioni", dato che alla conta avevano risposto altri sette consiglieri del Leone, apponendo la propria firma sulla richiesta: i tre indipendenti eletti da Assogestioni, Paola Sapienza, Cesare Calari e Carlo Carraro, il presidente Tod's Diego Della Valle, il segretario generale della fondazione Crt Angelo Miglietta che rappresenta Effetti, il finanziere tedesco Reinfried Pohl e il patron del gruppo ceco Ppf Petr Kellner. Inoltre sarebbero stati «informati» della lettera l'amministratore delegato dell'Eni Paolo Scaroni, l'avvocato Pedersoli e Francesco Gaetano Caltagirone (ieri ha arrotondato la quota nelle Generali salendo al 2,24%). Il passo successivo, infine, avrebbe visto lo stesso Pellicioli accordarsi telefonicamente con Geronzi per la convocazione autonoma del board straordinario per il 6 aprile.

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