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Questo articolo è stato pubblicato il 11 aprile 2011 alle ore 09:13.

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Una vita da scalperUna vita da scalper

Dura la vita del trader. Levataccia al mattino per dare un'occhiata all'andamento dei mercati asiatici. Colazione e via. Occhi incollati su più monitor. Book, grafici, candele giapponesi, fogli di calcolo. Tutto lampeggia. A fine giornata, dopo aver compiuto più di 500 operazioni, con soldi reali, l'adrenalina accumulata durante 8-9 ore di ordini e contrordini, fatica ad andar via. Soprattutto se si è perso (e succede alla maggior parte). Chi, invece, ha saputo cogliere i tick giusti, può andare a dormire un po' più tranquillo. Non prima, però, di aver dato un'occhiata alla chiusura (alle 22.30 ora italiana) di Wall Street, che può offrire spunti significativi per cogliere, la mattina dopo, la strategia vincente.

Un mestiere al cardiopalmo, insomma. E i battiti accelerano soprattutto nelle fasi, come quella attuale, in cui gli scambi finanziari viaggiano ad alta volatilità (si veda il grafico in pagina che mostra l'andamento dell'indice Vix). Negli ultimi mesi il mercato, con la rivalutazione eccezionale del dollaro sull'euro (+20% da inizio anno) o l'impennata degli spread dei bond dei Piigs (Portogallo, Italia, Irlanda, Grecia e Spagna) sul Bund tedesco, ha offerto diverse tracce da seguire per chi fa trading. E non è necessario essere investitori facoltosi. Le più comuni piattaforme offerte dagli operatori italiani - come Fineco, Directa, Iwbank e We@bank - aprono le porte al mondo dello scalping, dell'arbitraggio finanziario e della leva anche a piccoli investitori. Per partire bastano poche migliaia di euro.

Le strade per battere i mercati sono diverse. C'è chi, come Davide Biocchi, vincitore nel 2007 del premio Top trader, ha preferito puntare negli ultimi tre mesi sui titoli italiani più scambiati, come Fiat, Eni e UniCredit oppure sul cambio euro/dollaro, operando sul mini-future. In che modo? «Faccio tanti eseguiti, con 30-50mila euro per guadagnare pochi tick. Cerco di sfruttare gli automatismi e gli algoritmi di trading di cui il mercato è preda». L'orario migliore? «Si parte con le aste di apertura, poi le incertezze della prima ora offrono sempre opportunità. In seguito la volatilità ritorna coi dati macro dagli Usa, dalle 14.30 alle 16.00. Il trading termina, dopo centinaia di eseguiti, alle 17.30. Verso le 22 è d'obbligo un'occhiata alle chiusure Usa». E il periodo migliore? «Il mio momento buono – spiega Biocchi – spesso coincide con l'autunno».

Massimo Vita, da 18 anni trader a tempo pieno, ha cavalcato da inizio anno i contratti euro/dollaro e quelli sul Bund con un strategia diversa per sfruttare le inefficienze dei mercati: «Apro la piattaforma al mattino, non guardo l'andamento della notte perché è poco indicativo e mi preparo intorno alle 9.30. Cerco di seguire il treno guardando le medie mobili dei prezzi. La logica è la seguente: se il prezzo di un titolo è più alto della media che ha avuto negli ultimi "n" periodi, offre un buon segnale d'acquisto. A quel punto compro. Una buona regola – racconta – è non utilizzare mai una leva superiore al 30% della liquidità che si ha in conto corrente. A volte ci si dimentica che si investono 2-3mila euro ma ci si espone per 125mila». Sui contratti euro/dollaro l'orario giusto «è alle 10 del mattino, ovvero quando entrano in campo i trader londinesi e aumentano i volumi. A quel punto cerco di associarmi al trend. Stessa cosa dopo le 16, quando scendono in campo gli americani».

Una impostazione simile a quella seguita da Alessandro Ariano, in gergo Mr Bango: «Cerco di farmi un'idea dei temi che i mercati sviluppano basandomi sul comportamento dei prezzi rispetto ai livelli significativi del giorno precedente – spiega –. Dopo una rottura dei massimi faccio scalping al rialzo più volte, anche per pochi tick alla volta: in un mercato che tende a salire è facile prendere qualche tick, anche durante un ritracciamento».

Giovanni Borsi, invece, prima gestore e poi consulente aziendale, che nel 1991 ha lasciato tutto per fare trading non segue candele giapponesi e, più in generale, l'analisi tecnica che definisce solo un business per attirare i piccoli aspiranti trader. «Preferisco fare trading sulle opzioni trattate all'Eurex, sulle azioni italiane più liquide e sui diritti sugli aumenti di capitale. Sulle opzioni sto avendo soddisfazioni enormi grazie alla costruzione di strategie complesse che mi hanno permesso di avere una performance documentata superiore al 50% da inizio anno». Il consiglio agli aspiranti trader? «È un mestiere durissimo. Combina intuito, disciplina e razionalità. Per questo non è da tutti. La statistica, del resto, è impietosa: più di 8 trader su 10 perdono soldi nell'arena dei mercati».

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