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Questo articolo è stato pubblicato il 08 aprile 2011 alle ore 06:43.
L'economia globale deve prepararsi per fronteggiare la «crescente scarsità» di petrolio, che potrebbe provocare impennate di prezzo ancora più frequenti e intense di quelle che abbiamo visto negli ultimi anni. A lanciare l'allarme – mentre le quotazioni del greggio aggiornavano nuovamente i massimi da oltre due anni (il Brent ha chiuso a 122,67 $/barile) – è il Fondo monetario internazionale, in un capitolo del World Economic Outlook che verrà pubblicato la prossima settimana. L'Fmi sembra strizzare l'occhio ai teorici del picco di produzione, affermando di ritenere «improbabile» un ritorno a tassi di crescita annua dell'1,8% per l'output, come nel periodo tra il 1981 e il 2005. Un ritmo più moderato, rassicura il Fondo, non comporterebbe gravi rischi per l'economia: se si scendesse a un +0,8%, ad esempio, il Pil verrebbe rallentato di meno dello 0,25% nel medio-lungo termine. Tuttavia, non bisogna abbassare la guardia. «Sarà sempre più difficile distinguere tra un inatteso accentuarsi della scarsità di petrolio e choc temporanei dell'offerta, di tipo più tradizionale».
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