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Questo articolo è stato pubblicato il 07 luglio 2011 alle ore 06:42.

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Un giro di vite sugli Etf, fino ad arrivare a vietare (o limitare) l'accesso del piccolo risparmiatore alle versioni più complesse. È questo l'obiettivo del l'Esma (European Securities and Market Authority), l'organismo continentale di controllo. Secondo quanto risulta al «Sole 24 Ore», l'Authority ha infatti già pronta una bozza preliminare di nuove regole da mettere in consultazione sul mercato. L'obiettivo è di porre un argine e di regolamentare meglio un mercato che in Europa ormai vale 318 miliardi di dollari e che ha già destato l'allarme del Financial Stability Board presieduto da Mario Draghi. Argine che potrebbe anche spingersi fino allo stop – almeno parziale e limitato alle versioni più "hard" di Etf – per i risparmiatori.
La bozza è stata predisposta nelle ultime settimane dall'autorità di vigilanza. Il documento lunedì e martedì prossimi sarà messo al vaglio dell'Investment Management Standing Committee dell'Esma stesso, prima di essere eventualmente sottoposto a consultazione pubblica. Trovare l'accordo fra i 27 Paesi membri dell'Esma non sarà impresa semplice. E passare poi il vaglio della consultazione, con l'azione incrociata delle lobby, sarà ancora più difficile. Ma la direzione verso cui l'Esma intende muoversi è abbastanza delineata: porre dei limiti agli Etf (Exchanged traded funds), strumenti nati 21 anni fa per replicare indici e per essere semplici, ma diventati piano piano sempre più complessi e opachi.
Il primo problema da affrontare è rappresentato dalle condizioni di accesso per i piccoli risparmiatori agli Etf: sotto l'aspetto delle regole, i «cloni» sono infatti attualmente trattati alla stregua di semplici fondi comuni di investimento (e rispondono alle normative Ucits 3 e Ucits 4). Ma così semplici gli Etf non lo sono, anzi non lo sono più, perché dagli strumenti plain vanilla degli esordi si è via via passati a formule sempre più complesse (short, a leva, strutturati) che hanno in gran parte snaturato l'idea originale.
Sul tavolo c'è poi la questione dei cosiddetti Etf sintetici. Questi, anziché acquistare materialmente i titoli che compongono il paniere su cui si investe, ne replicano la performance stipulando con una banca di investimento un contratto swap in base al quale la controparte si impegna a pagare la performance effettiva realizzata dall'indice di riferimento. Insomma: fanno "finta" di replicare un indice, usando i derivati. Il problema è che, in questo modo, gli Etf espongono al rischio di controparte gli investitori, che nella maggior parte dei casi ne sono del tutto ignari. L'Esma potrebbe quindi arrivare a vietare l'accesso al retail degli strumenti più complessi (o a quelli sintetici). O, quantomeno, potrebbe cambiare la normativa di riferimento, e non passare più gli Etf attraverso il canale delle direttive Ucits come i normali fondi comuni.
Un altro tema su cui l'Esma vuole mettere mano è quello del rischio sistemico. Molto spesso gli Etf investono su attività che non sono liquide (siano esse azioni di Paesi emergenti, o corporate bond di piccole aziende). Questo non crea particolari problemi nelle fasi in cui il mercato non è in tensione, ma cosa succederebbe se tanti investitori – magari per una crisi di panico – chiedessero indietro i loro soldi? L'Etf, in teoria sarebbe liquidabile, ma le attività sottostanti no. E il rischio di vedere reazioni a catena come durante la crisi dei subprime potrebbe diventare più che concreto. Ma i temi caldi al vaglio dell'authority sono anche altri. Per esempio il problema che a volte gli Etf non replicano veramente, passo passo, gli indici sottostanti. Insomma: l'iter per una nuova regolamentazione è pronto a partire. Gli obiettivi sono ambiziosi. Ma la strada sarà lunga.
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