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Questo articolo è stato pubblicato il 13 agosto 2011 alle ore 08:15.
L'ultima modifica è del 13 agosto 2011 alle ore 07:56.

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Si è creata una situazione strana dopo che S&P's ha dato seguito alla sua minaccia di declassare gli Usa.

Da un lato è legittimo affermare che la follia della destra ha reso l'America una nazione fondamentalmente fragile. Sì, proprio la follia della destra: se non fosse stato per l'estremismo anti-tasse dei repubblicani non ci sarebbe stato nessun problema a raggiungere un accordo che assicurasse la solvibilità della nazione sul lungo periodo. Dall'altro lato si fa fatica a immaginare entità meno qualificate delle agenzie di rating per emettere un giudizio sull'America.

Le stesse persone che avevano valutato positivamente i titoli garantiti da mutui subprime ora si ergono a giudici della politica di bilancio dello Stato? Siamo seri.

Tanto per raggiungere la perfezione, è venuto fuori che Standard & Poor's ha sbagliato i conti di 2mila miliardi di dollari, e dopo lunghe discussioni lo ha ammesso; dopo di che ha confermato il declassamento.
Ma non basta: tutto quello che ho sentito sulle richieste di Standard & Poor's spinge a pensare che sulla situazione dei conti pubblici statunitensi stiano raccontando solo sciocchezze. L'agenzia di rating ha lasciato intendere che la ragione del declassamento sta nelle dimensioni della riduzione del disavanzo federale concordata per i prossimi dieci anni: il numero magico apparentemente è 4mila miliardi di dollari. Ma quello che succede sul breve o sul medio termine ha scarsissima influenza sulla solvibilità degli Stati Uniti: mille miliardi di debito pubblico in più aggiungono solo uno 'zero virgola' di prodotto interno lordo agli oneri per interessi, perciò un paio di migliaia di miliardi in più o in meno conta ben poco.

Quello che conta sono le prospettive di lungo periodo, che a loro volta dipendono principalmente dai costi della sanità. Ma allora di che sta parlando Standard & Poor's? Probabilmente la loro teoria è che stringere o meno la cinghia adesso rappresenta un indicatore di tendenze future, ma non c'è nessun motivo valido per prestare fede a questa teoria, e sicuramente Standard & Poor's non ha alcuna autorità per pronunciare giudizi politici tanto vaghi.

Insomma, l'agenzia di rating sta rigirando le cose a modo suo, e dopo la figuraccia che ha fatto sui mutui non ne ha davvero il diritto. Il declassamento è uno scandalo, non perché l'America sia impeccabile e inattaccabile, ma perché queste persone non sono nella posizione di emettere giudizi.

Il circolo vizioso del downgrade non è scontato, ma c'è il rischio che si sviluppi un meccanismo del genere.
1. Il debito americano viene declassato, innescando richieste sconsiderate di ancora più rigore nei conti pubblici.
2. I timori che questo rigore affossi l'economia fanno scendere la Borsa.
3. Politici e opinionisti dichiarano che la colpa è dei timori sulla solvibilità del Governo federale, nonostante il drastico calo dei tassi d'interesse sui titoli di Stato.
4. Si innescano nuove richieste sconsiderate di ancora più rigore nei conti pubblici, e si ricomincia dal punto 2.

Guardate quanta forza riesce ad avere una vicenda assurda, apparentemente impermeabile ai dati di fatto. (Traduzione di Fabio Galimberti) © 2011 NEW YORK TIMES

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