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Questo articolo è stato pubblicato il 13 settembre 2011 alle ore 22:54.

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Tremonti: via gli speculatori dal tempioTremonti: via gli speculatori dal tempio

La premessa è che i governi, prima e durante la crisi, hanno commesso il grave errore di «affidare la scrittura delle regole ai banchieri». Il risultato di questa sostanziale abdicazione da una funzione tipica della politica è stato di «far guadagnare tempo al mondo bancario, che è tornato più pericoloso di prima». E allora per il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, la risposta è in regole morali, principi che prevedano al primo punto di «cacciare dal tempio gli speculatori e dintorni».

Tremonti è intervenuto all'incontro mondiale per la pace organizzato a Monaco di Baviera dalla comunità di Sant'Egidio, ed ha ripreso temi e provocazioni lanciate di recente sia dal palco del meeting di Cl a Rimini che al convegno delle Acli di Castel Gandolfo. Regole, prima di tutto, e il ritorno a una dimensione etica dell'economia sono le precondizioni per costruire una exit strategy dalla crisi che poggi su basi solide. «La ricchezza alla fine divorerà se stessa. La massa dei derivati in circolazione è della stessa entità di prima della crisi». Il problema è che le regole sono assenti «o addirittura controproducenti. Le banche ormai battono moneta e gli Stati non lo fanno più». Oggi la nuova moneta è la finanza, in un contesto in cui «l'unica regola è l'assenza di regole».

Osservazioni accolte da numerosi applausi dall'assemblea dei leader religiosi e giovani della comunità di Sant'Egidio. Accanto a Tremonti il ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble, in una giornata che ha segnato l'ennesimo tonfo dei mercati finanziari europei, sull'onda delle preoccupazioni per un default 'pilotato' della Grecia. Il tema degli eurobond non è all'ordine del giorno. Una sola battuta: «Non ne parlo, data la sede». È proprio la Germania del resto a opporsi decisamente all'emissione di titoli del debito europeo, ma Tremonti (lo ha detto in varie recenti occasioni) resta convinto che si vada inevitabilmente verso questa soluzione. I tempi non sono ancora maturi, i meccanismi decisionali in Europa non sono velocissimi, ma proprio la crisi potrà imporre quanto meno un supplemento di istruttoria. Nel dicembre dello scorso anno, era stato lo stesso Tremonti in un articolo pubblicato sul Financial Times insieme al presidente dell'Eurogruppo, Jean Claude Juncker, a rilanciare l'idea degli eurobond, ma il governo tedesco è rimasto sostanzialmente fermo sulle sue posizioni.

Tremonti ammette che la realtà con la quale dobbiamo confrontarci è «ad alto rischio», e siamo ancora dentro quel videogame più volte evocato dal ministro in cui emergono improvvisamente nuovi mostri da abbattere. Nessun commento sulla manovra che oggi riceverà il via libera definitivo da parte della Camera. Quanto alle osservazioni contenute nel rapporto sullo stato dei conti pubblici presentato due giorni fa dalla Commissione europea, in cui si invita il nostro paese a vigilare e a intervenire nuovamente, qualora ve ne fosse bisogno, Tremonti sottolinea come in realtà si tratti di un documento che risale allo scorso mese di luglio, e che quindi non tiene conto dell'ulteriore manovra correttiva varata a metà agosto.

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