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Questo articolo è stato pubblicato il 28 settembre 2011 alle ore 09:19.
L'oro, il più classico dei beni rifugio, in questi ultimi giorni è sceso sotto i 1.700 dollari per oncia, dopo avere toccato nuovi massimi a quota 1.920 circa. La volatilità del metallo prezioso è molto alta, ma il trend di lungo resta rialzista. Il consiglio dei money manager, al momento, è di acquistarlo solo nelle correzioni verso 1.700-1.750.
Le attese di rialzo nei prossimi trimestri – al di là dei movimenti di breve – non sono però portatrici di buone nuove per la Borsa e neppure per l'economia reale. Perché l'oro – un asset che non paga dividendi, non è un'azienda, sfugge a ogni tipo di valutazione (non è più o meno caro rispetto a qualcosa) ed è solo "valore puro" – si risveglia solo quando tutte le altre opportunità di investimento sono poco appetibili.
«Dal 1950 in poi – spiega Francesco Caruso, analista e gestore indipendente, oltre che animatore del sito specializzato e gratuito www.francescocaruso.ch – il rapporto fra oro e S&P 500 è molto significativo». Adesso è in rialzo, quindi di fondo sfavorevole ai listini borsistici.
Invece dal 1950 e per tutti i 60, spiega il gestore, «è stato al ribasso, supportando quindi l'indice borsistico». Poi, per tutto il decennio dei 70, «è rimasto positivo fino ai massimi storici di inizio 80 a 850 dollari per oncia, mentre l'S&P 500 si è confermato, pur nelle oscillazioni, sostanzialmente agli stessi livelli». Da allora e fino al 2000 il metallo si è deprezzato rispetto agli altri asset, perché l'economia cresceva, l'inflazione diminuiva e le monete avevano un valore reale.
Poi, fra il 2000 e il 2001, vi è stato un susseguirsi di fatti negativi: la decisione delle Banche centrali di smobilizzare le riserve auree, lo scoppio della bolla Internet, l'attacco degli islamisti al l'America, la recessione.
«L'oro – osserva Caruso – è tornato così a essere una valvola di depressurizzazione dei mercati finanziari globali, così come negli anni 70. Il metallo ha ricominciato a rivalutarsi, mentre tutti – ma proprio tutti – gli altri asset si sono via via deprezzati».
Oggi siamo al culmine di una situazione di crisi: Stati indebitati fino al collo, tassi reali negativi e bond che non rendono niente. Oggi le azioni sono estremamente negative e nella migliore delle ipotesi, per il 2012, le Borse saranno difficili (o anche peggiori) rispetto al 2011.
Quindi, conclude Caruso, «l'oro ha, per esclusione, un appeal fortissimo». Ma fin dove può arrivare? «Già la parificazione del valore reale ai top del 1980, tenendo presente l'inflazione, il deprezzamento valutario eccetera, lo porterebbe a 2.000- 2.500 dollari per oncia. Ma se dovesse ripetere il movimento realizzato fra il 1979 e l'inizio dell'80 potrebbe anche raddoppiare nei prossimi trimestri fino a 3.500 dollari: ovviamente la storia non si ripete mai e questo è solo un ragionamento teorico, ma entro la prima parte del 2012 il potenziale di crescita potrebbe essere molto elevato».
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