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Questo articolo è stato pubblicato il 12 ottobre 2011 alle ore 23:00.
Un miliardo in più nel 2012 per gli ammortizzatori in deroga, rifinanziamento di 700 milioni per le missioni internazionali di pace, oltre 250 milioni per scuole e università private e dote di 400 milioni per la proroga del 5 per mille.
A comporre il puzzle delle spese da rifinanziare per il prossimo anno è la legge di stabilità che dovrebbe essere approvata questa mattina dal Consiglio dei ministri, insieme al bilancio e al rendiconto bis per il 2010 resosi necessario dopo la battuta di arresto di martedì del Governo alla Camera. La bozza del testo destina anche 400 milioni al trasporto merci, altri 400 milioni al fondo università, 150 milioni al diritto allo studio e proroga a tutto il 2012 la tassazione agevolata sui premi di produttività con un tetto di 40mila euro.
Non andrà invece più alle telecomunicazioni il 50% dei proventi extra (800 milioni sugli 1,6 miliardi incassati rispetto all'obiettivo minimo di 2,4 miliardi) recuperati dallo Stato dall'asta delle frequenze 4G. Tutta la dote andrà al Tesoro, al fondo ammortamento titoli, e all'istruzione. Se la bozza venisse confermata, la banda larga si troverebbe a fare a meno di 800 milioni. Un tesoretto che nei giorni scorsi era tornato in gioco nell'ambito della partita sulle risorse da trovare per dare maggiore spinta al decreto sviluppo su cui sta lavorando il Governo (si veda Il Sole 24 Ore dell'11 ottobre) sotto il coordinamento del ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani.
La decisione di convogliare tutta la dote aggiuntiva potrebbe creare nuove tensioni tra il ministero dell'Economia e lo stesso Romani per la definizione del pacchetto di misure sulla crescita. Un pacchetto che ora non solo il Pdl ma anche Silvio Berlusconi vorrebbe assolutamente irrobustire soprattutto in funzione della fiducia che questa mattina il premier chiederà nuovamente al Parlamento dopo la battuta di arresto di martedì. Per questo motivo non è escluso che, dopo gli incontri che ci sono stati ieri sera tra lo stesso Berlusconi e i vari ministri, compreso Giulio Tremonti, già questa mattina le linee guida del decreto sviluppo possano essere esaminate dal Consiglio dei ministri in via preliminare (seppure 'fuori sacco'). Intanto il ministro della Pa Renato Brunetta sta cercando di arricchire il capitolo semplificazioni con altri due interventi per contrastare l'introduzione di nuovi oneri con una valutazione preventiva di ogni provvedimento (e l'introduzione di misure compensative, nel caso le norme comportino un aggravio burocratico) e di limitare il 'gold plating', il proliferare di nuove regole nell'adozione delle normative comunitarie.
Se si si è sciolto il nodo degli incassi extra dall'asta delle frequenze, restano aperte le questioni del nuovo patto di stabilità interno (enti locali) e, soprattutto dei tagli ai ministeri. Nel primo caso si è lavorato fino alla tarda serata di ieri alla definizione di un nuovo patto da costruire attorno a due nodi: virtuosità a tappe e sconti legati alla 'Robin tax'.
Nel secondo caso la bozza circolata ieri non tiene ancora conto della tabella sulle voci di spesa che ogni dicastero deve ridurre per 'rispettare' la stretta da 7 miliardi. E se anche questa mattina la tabella non dovesse essere definitiva, il Ddl di stabilità non potrebbe essere varato. Negli ultimi giorni la tensione tra i vari ministeri e il Tesoro è salita a dismisura, tanto è vero che anche ieri si sarebbe trattato su misure parzialmente compensative. La bozza, tra l'altro, prevede il ricorso a nuovi tagli lineari per i ministeri che risulteranno inadempienti sul giro di vite alle spese.
Una misura, quest'ultima, che non contribuirà a rasserenare il clima. Per i ministeri è prevista, a partire dal 2012, pure maggiore flessibilità nell'allocazione delle risorse anche in relazione ai tagli ai fondi già decisi e alla procedura di spending review destinata a decollare entro la fine di quest'anno. Flessibilità che dovrebbe essere estesa ad alcune spese classificate come «non rimodulabili».
La legge di stabilità, a meno di ripensamenti dell'ultima ora, non appare comunque a rischio. Il testo, come nella tradizione dopo la riforma della legge finanziaria, è leggero (9 articoli) e prevalentemente composto di sole tabelle.
Le spese totali da rifinanziare ammontano a 4.183 milioni. Nella bozza si fa riferimento alle due manovre estive e per questo con la legge di Stabilità non ci sono «effetti correttivi sui saldi di finanza pubblica». La strategia del Tesoro non cambia: «L'azione del Governo non può che essere rigorosamente vincolata al mantenimento della stabilità dei conti pubblici, confermando gli effetti delle ripetute manovre di aggiustamento», si legge nell'attuale versione del testo. Che, nella tabella A, prevede anche un accantonamento che «comprende le risorse in favore del progetto 'de Tax' per interventi sanitari nei Paesi poveri.
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