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Questo articolo è stato pubblicato il 31 ottobre 2011 alle ore 12:19.

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La proposta di ricapitalizzazioni temporanee delle banche europee lanciata dall'Eba per far fronte alla crisi del debito sovrano non piace al presidente della Fondazione Cariplo, azionista di Intesa Sanpaolo, Giuseppe Guzzetti. «Sono arrabbiato perché salvaguardano gli interessi francesi e penalizzano gli italiani» afferma Guzzetti che è anche presidente dell'Acri, l'associazione che riunisce le fondazioni bancarie.

Recentemente l'Eba, autorità bancaria europea, ha chiesto agli istituti di credito di varare operazioni di rafforzamento patrimoniale per 14,77 miliardi di euro di cui la metà circa in capo alla sola UniCredit. Cifre molto minori sono state richieste alle banche francesi e tedesche. Le prime devono raccogliere quasi 9 miliardi sul mercato mentre le seconde appena cinque.

andamento titoli

Secondo l'autorità bancaria europea sono quindi più solide le banche del nord Europa rispetto alle nostre. Ma come è possibile se le francesi e le tedesche sono più esposte in titoli greci? Che dire poi del caso Dexia? La banca, nonostante potesse vantare un invidiabile Core Tier One al 12% è finita sull'orlo del crack per l'eccessiva esposizione in titoli greci.

Per rispondere a questa domanda bisogna capire quali sono i criteri utilizzati dall'Eba per stabilire se una banca è solida oppure no. Il Sole 24 Ore lo ha fatto nei giorni scorsi dimostrando che questi - come ha ricordato lo stesso Guzzetti - penalizzano le banche italiane e premiano quelle francesi e tedesche.

Nel calcolo degli attivi a rischio per esempio pesa assai di più il credito e i mutui a famiglie e imprese che non il trading finanziario. Con la crisi dei debiti sovrani poi, i titoli di stato italiani sono entrati tra quelli considerati rischiosi. E questo penalizza i nostri istituti di credito benché questi abbiano un'esposizione molto più limitata per esempio in asset ben più rischiosi, come i famigerati "titoli tossici", da cui è partita la crisi nel 2008. Lo stesso dicasi per la leva finanziaria (cioè il rapporto tra attività e capitale) che per le banche del nord Europa è decisamente più elevata. Nessun istituto di credito del nostro paese ha dovuto utilizzare il salvagente degli aiuti pubblici (se si escludono i Tremonti bond). Lo stesso non è accaduto nel resto d'Europa. (An. Fr.)

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