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Questo articolo è stato pubblicato il 03 novembre 2011 alle ore 09:43.
Il mercato, nella calda estate delle Borse, ha messo sotto la lente d'ingradimento lo spread BTp-Bund. I movimenti, all'insù (tantissimi) o all'ingiù (rarissimi), sono stati monitorati. Passati al setaccio per valutarne le conseguenze su Borse, titoli bancari e sostenibilità del debito stesso. Dall'avvio dell'autunno, invece, gli operatori hanno iniziato a fare la radiografia anche a un altro differenziale.
Quale? È presto detto: quello tra l'emissione decennale di Parigi e, ovviamente, il fratello teutonico Bund. Un cambio di strategia nell'analisi, cui il risparmiatore dovrebbe prestare attenzione, dovuto a un mix di fattori. In primis perchè, sembrerà banale, l'esplosione della differenza tra il rendimento del BTp e quello del bond di Berlino (l'altro ieri sui massimi di 456 punti base) è da tempo sotto gli occhi di tutti. Il problema, cioè, è ben noto. Inoltre, è il secondo motivo, l'aggravarsi sempre più della situazione di Atene porta in prima linea anche la Francia (esposta come sistema per circa 50 miliardi sulla Grecia) e le banche transalpine.
Parigi, non va dimenticato, vanta come merito di credito la tripla «A». Un rating con cui è giustificato l'analogo voto al fondo salva-Stati. È ovvio che, dovesse concretizzarsi il downgrade, anche l'Efsf avrebbe dei problemi. E le Borse, giocoforza, ne soffrirebbero. Infine, ma non meno importante, è la dinamica stessa dello spread a preoccupare. A inizio anno, il differenziale era di 40 punti base; alla fine di giugno viaggiava addirittura più in basso (33 basis points). Ai primi di ottobre, però, è salito a 70 per poi, in un solo mese, schizzare a 126 punti base. Proprio quest'accelerazione è il segnale di come il mercato valuti un maggior rischio sul debito francese e pretenda, quindi, un rendimento più alto.
Uno yield che, a fronte dello scarso shopping della Bce sulle emissioni francesi, diventa la vera cartina di tornasole sulla situazione debitoria in Eurolandia. Certo, l'Italia resta (purtroppo) cruciale. Tuttavia, il dato di Parigi è ormai essenziale per impostare l'investimento. Una strategia che, secondo gli esperti, deve tener conto della soglia dei 90 punti base: sopra quel valore di spread la situazione è rischiosa. Poi, è banale a dirsi, il risparmiatore con un rischio rendimento medio può sfruttare la strana coppia alto yield-tripla «A» e investire una quota del portafoglio. Sempre diversificando, però, e tenendo a mente che più lo spread sale e più il rischio aumenta.
vittorio.carlini@ilsole24ore.com
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