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Questo articolo è stato pubblicato il 12 dicembre 2011 alle ore 20:09.

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Sono quasi 335 i miliardi di euro che le banche dell'Eurosistema hanno "parcheggiato" venerdì presso i forzieri della Bce per una notte. Si tratta di un record, certo (il precedente massimo, poco meno di 333 miliardi, era di un anno fa), che suona come un paradosso vista la sete delle banche di questi tempi e i crescenti timori di "credit crunch". Ma dietro all'enorme ammontare di fondi che restano lì pressoché inutilizzati non si nasconde soltanto la sfiducia che aleggia sul sistema finanziario: esistono anche ragioni tecniche che non si possono ignorare.

Il quantitativo lasciato in deposito presso la Bce è infatti legato a doppio filo al ciclo delle riserve obbligatorie che le banche devono lasciare presso le banche centrali nazionali: parte da un livello relativamente basso e cresce giorno dopo giorno fino a raggiungere il massimo un giorno prima del termine del periodo di riserva (che questo mese si chiude proprio oggi). Ci sarà quindi da attendersi un brusco calo dei depositi "overnight" a partire dai dati relativi alla giornata di ieri (pubblicati questa mattina).
La Bce è ovviamente ben cosciente della questione. Prova ne sia che giovedì scorso, fra i vari provvedimenti adottati, ne ha inclusi alcuni che cercano proprio di risolvere il problema del denaro lasciato inerte presso la cosiddetta "deposit facility". Oltre a ridurre il tasso a cui questo sarà remunerato (0,25%, ovvero 75 punti base in meno rispetto al costo del denaro ufficiale), Francoforte ha dimezzato (a partire da gennaio) dal 2% all'1% il coefficiente di riserva obbligatorio per le banche. Una mossa che, secondo gli analisti, potrà ridurre il quantitativo di fondi che gli istituti di credito stessi mantengono a scopo precauzionale e liberare denaro da rimettere in circolo per finanziare l'economia.

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