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Questo articolo è stato pubblicato il 18 dicembre 2011 alle ore 08:14.

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MILANO
La Fondazione Crt si «attrezza» in vista della sottoscrizione dell'aumento di capitale di UniCredit. Per domani pomeriggio è stato convocato il consiglio di indirizzo dell'ente che è l'organo deputato ad affrontare la questione della ricapitalizzazione della banca e che sarà chiamato a discutere sul tema. Se l'adesione è ormai data per scontata, sono ancora in fase di definizione le modalità attraverso le quali la Fondazione – socia direttamente con il 3,3% di UniCredit e tramite Perseo per la parte indiretta dello 0,20% – sottoscriverà la parte dell'aumento di sua competenza. A riguardo, secondo quanto si apprende, la Fondazione starebbe valutando diverse opzioni che passano dalla cessione di alcuni asset in portafoglio ritenuti non più strategici e dal ricorso all'indebitamento.
In pratica, il piano allo studio prevede che Crt si impegni per l'integrale sottoscrizione della quota di sua competenza e rinvii in un secondo tempo la possibilità di arrotondare la posizione in eccesso rilevando una parte dei diritti inoptati. L'impegno dovrebbe essere allo stato attuale di circa 300 milioni e l'idea di massima sarebbe quella di coprire tale entità per due terzi con equity e per un terzo con il ricorso all'indebitamento.
Per la parte di 200 milioni che l'ente verserà direttamente si ricorrerà in parte alla cassa a disposizione, in parte alla cessione di alcune partecipazioni ritenute non più strategiche. Tra queste figurerebbero quelle detenute in Société Générale e nel Banco Sabadell. Nella banca francese, dove Crt è entrata nel corso del 2003 attraverso un'operazione di permuta azionaria tramite cessione di azioni di UniCredito Italiano e contestuale acquisto di azioni di Société Générale, il pacchetto in portafoglio è pari allo 0,86% del capitale. Una quota che agli attuali prezzi di borsa vale 110 milioni di euro. Per quanto riguarda invece il Banco Sabadell, la partecipazione in portafoglio è dell'1% del capitale, pari a 42 milioni. In tutto, dunque, fa circa 150 milioni. La Fondazione – riferiscono alcune fonti – è orientata a dismettere entrambe le partecipazioni anche se i tempi della cessione non sono ancora definiti. Tanto che non è escluso che si proceda in primo tempo all'utilizzo della cassa per la sottoscrizione dei nuovi titoli UniCredit e poi, post aumento di capitale, si proceda con la vendita sul mercato delle quote nelle due banche straniere.
Sul fronte del debito, invece, l'intenzione sarebbe quella di procedere con un'operazione in assoluta autonomia. Si starebbero studiando forme di indebitamento sofisticate, con l'utilizzo di particolari strumenti di copertura come il collar. Tra le banche che hanno contattato la Fondazione Crt figurerebbero Bnp Paribas e Credit Suisse, ma ancora non sarebbe stato scelto l'istituto con cui collaborare. La Fondazione, infine, sempre secondo indiscrezioni, sarebbe orientata a mantenere ferma solo la quota diretta in UniCredit, dunque il 3,3%. Diverso, invece, per la partecipazione dello 0,20% che Crt detiene attraverso Perseo. Perseo è una finanziaria in cui l'ente torinese è socio di riferimento con una quota del 40% circa al fianco di Mediobanca, Generali, Aviva Italia e di altre fondazioni bancarie piemontesi. In questo caso l'orientamento sarebbe quello di andare verso la diluizione della quota in Perseo.
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