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Questo articolo è stato pubblicato il 11 gennaio 2012 alle ore 06:45.
Chi ha scelto Piero Montani per guidare la nuova fase della Banca Popolare di Milano, ha probabilmente già chiaro quale sarà il punto di arrivo della banca. Un futuro che, aldilà delle smentite nella recente "campagna elettorale" in vista dell'assemblea, difficilmente sarà stand alone. Non lo sarà perchè la Banca d'Italia, che pure ha stravinto la partita sul rinnovo della governance, ha mostrato chiaramente di non tollerare più l'anomalo modello di Bpm basato sul vecchio potere pervasivo dei sindacati interni. Ma anche perchè il nuovo assetto di controllo è basato, per la prima volta nella storia di una Popolare, sul 10% in mano a un fondo di private equity (la Invest Industrial di Andrea Bonomi), che ha come obiettivo fisiologico quello di moltiplicare nel medio termine il valore dell'investimento. E il modo migliore di vedersi riconosciuto il giusto valore, per una banca, resta quello di cercare un'aggregazione. Che Bpm sia avviata su questo cammino se ne sono resi conto anche alcuni investitori "speculativi", come dimostra il recente ingresso nel capitale di Bpm della finora ignota Time & Life di Raffaele Mincione che ha rastrellato l'8% del capitale.
A differenza di altre banche medie, Bpm non ha nessuna urgenza di trattare aggregazioni. Ha appena rafforzato patrimonio e liquidità con un aumento di capitale da 800 milioni ed è dunque fuori dalle pressioni della Borsa. È logico immaginare dunque che, pur senza fretta, Piazza Meda possa imboccare la via del turnaround e poi guardare a eventuali partnership. L'arrivo di Montani al vertice, per i suoi trascorsi, dovrebbe essere una garanzia per gli azionisti/soci che eventuali aggregazioni porteranno alla massima valorizzazione della banca. L'esperienza che più ha caratterizzato la lunga carriera di Montani ai vertici del credito è stata la guida della Banca Popolare di Novara. Che Montani ha risanato e poi condotto all'aggregazione – dopo un'asta tra più banche gestita insieme a Mediobanca, con cui ha conservato ottimi rapporti – con l'allora Popolare di Verona. Discorso analogo, anche se con tempi e modalità diverse, anche nella sua esperienza all'AntonVeneta. Risanata e ripulita a tempi record dai crediti "problematici", la banca padovana finì al centro della battaglia tra l'allora Popolare Lodi e gli olandesi di Abn Amro. Prevalsero gli olandesi con un'offerta che valorizzò AntonVeneta oltre 9 miliardi di euro. Dopo tanti anni di delusioni borsistiche, forse anche per gli azionisti di Bpm si profila un futuro di soddifazioni.
Al.G.
IL BANCHIERE
Piero Montani, genovese, classe 1954, è il nuovo amministratore delegato della Banca Popolare di Milano. Attualmente era alla guida della Banca del Sud, controllata dalle Poste. Ha iniziato la carriera al Credito Romagnolo, poi al Credito Italiano. Da lì è stato chiamato al vertice della Popolare di Novara e poi di Banca AntonVeneta.
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