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Questo articolo è stato pubblicato il 21 febbraio 2012 alle ore 19:30.

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Il lavoro nuove gravemente alla salute. Almeno a quella di chi lavora nel mondo della finanza, banche di investimento, società di consulenza e studi legali d'affari inclusi.

Lo rivela uno studio della ricercatrice della "University of Southern California" Alexandra Michel, che ha scoperto che molti professionisti che operano nel settore della finanza soffrono di insonnia, dipendenza da alcool, palpitazioni cardiache e disturbi alimentari. Oltre che di un carattere "esplosivo" che aumenta la tendenza agli scatti di rabbia.
La notizia sembra confermare alcuni luoghi comuni relativi alla vita nel mondo della finanza, ma per la prima volta trova una conferma "medica" e stupisce soprattutto in quanto a soffrire soprattutto di questi disturbi sono i profili junior, quindi con pochi anni di esperienza nel settore.
Lo studio condotto ha infatti seguito lo stile di vita di un gruppo di professionisti americani per oltre 10 anni a partire dall'ingresso nel mercato del lavoro, rilevando gli stress fisici ed emotivi causati dalle troppe ore di lavoro.

Secondo Michel, questi risultati si applicherebbero a una popolazione complessiva di oltre 250mila persone, solo considerando gli aspiranti banchieri della finanza americana, che ha il suo cuore a Wall Street.
Per chi lavora in questo mondo infatti, il traguardo delle 100 ore settimanali é spesso realistico. Oltre alle ore in ufficio si sommano le cene con i clienti, gli spostamenti in taxi, e una continua competizione che puó causare un crollo nervoso e lacune nella vita privata.

Nei primi due anni di lavoro, i banchieri seguiti dallo studio hanno lavorato una media di ore settimanali compresa tra le 80 e le 120, arrivando spesso in ufficio alle 6 del mattino.

I primi segni di crollo sono arrivati al quarto anno di lavoro. Alcuni professionisti hanno infatti sviluppato allergie dovute alla mancanza di sonno, oltre a una dipendenza da sostanze illegali, tra cui Adderall e Ritalin. Tra le malattie frequenti sono state rilevate il morbo di Crohn, psoriasi, reumatismi e disturbi della tiroide.

Al sesto anno di lavoro, le persone seguite hanno creato due gruppi distinti. Mentre il 60% ha dato prioritá alla carriera, il 40% ha invece cambiato lo stile di vita, lasciando maggiore spazio al sonno, esercizio fisico e una dieta bilanciata.

Per questo motivo, lo studio ha rilevato che dopo 6 anni nel settore un quinto del campione di controllo ha lasciato la professione, scambiando stipendio e bonus di fine anno con uno stile di vita equilibrato e passioni personali.

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