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Questo articolo è stato pubblicato il 03 aprile 2012 alle ore 08:33.

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Grande Fratello, addio. Calato il sipario sulla 12esima edizione del reality più famoso del mondo, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, Mediaset ha ceduto sul mercato la propria quota di debito senior di Endemol, che corrisponderebbe al 6% del capitale (se fosse stato convertito in equity). L'incasso dovrebbe essere pari a circa 72 milioni di euro. A comprare, probabilmente, uno dei grandi fondi ancora partner.

La notizia circolava ieri nel mondo bancario mentre il titolo ha lasciato sul terreno l'1,35%, chiudendo poco sopra i due euro (2,04) e con il Ftse Mib in perdita dello 0,19 per cento. Interpellata da questo giornale, l'azienda non ha smentito la notizia. Secondo alcune fonti la cessione è avvenuta a seguito di una offerta cash che ha riconosciuto a Endemol un valore complessivo di circa 1,2 miliardi di euro, superiore a quello proposto dall'offerta di Time Warner di novembre (un miliardo tutta cassa).

Del resto era prevedibile che Mediaset avrebbe colto al volo l'opportunità di liberarsi dell'ultimo pezzo della società olandese: nel bilancio 2011 appena approvato dal Cda si legge infatti che «la partecipazione detenuta nel Gruppo Endemol non viene più valutata con il metodo del patrimonio netto previsto per le società collegate, bensì classificata e valutata come partecipazione aviable for sale (disponibile alla vendita, ndr) ai sensi dello Ias 39». E lo stesso Pier Silvio Berlusconi, vicepresidente esecutivo del Biscione, già nel luglio scorso alla serata di presentazione dei nuovi palinsesti autunnali in merito alla vicenda Endemol aveva dichiarato che «Mediaset farà un passo indietro oppure deciderà di restare con un ruolo più importante, visto che avremmo voluto contare di più».

Evidentemente la finestra che si è aperta nelle scorse ore è stata valutata dal gruppo conveniente sia sul fronte del prezzo spuntato, sia perché rende il broadcaster libero di negoziare gli acquisti da Endemol nel quadro dell'annunciato taglio di costi per 250 milioni di euro l'anno. Infine, dal punto di vista finanziario la partecipazione era già stata svalutata a zero nel bilancio 2010 e gli ultimi strascichi della sfortunata vicenda olandese potrebbero avere un impatto soft nel conto economico 2012, mentre incideranno sul patrimonio.

Ma questa decisione che effetti avrà sulla multinazionale dei contenuti che produce format come La prova del cuoco e Chi ha incastrato Peter Pan? Dopo l'accordo per la ristrutturazione pro-rata del maxi-debito (2,1 miliardi di euro scesi a 500 milioni), le tensioni finanziarie si sono attenuate e l'azionariato ha di fatto cambiato volto. Dopo la gestione a tre (Goldman Sachs, la Cyrte di John DeMol e il gruppo italiano) ora la società è tutta nelle mani di fondi, tra i quali Apollo, Centerbridge, Rbs, Lamco (ex Lehman), oltre a Goldman e la stessa Cyrte. E una delle condizioni per il salvataggio con la conversione del debito in equity era proprio che non ci fosse un azionista dominante.

A questo punto la partita sembra diventata esclusivamente finanziaria, senza più un socio industriale a muoversi in controtendenza. La scommessa dei nuovi azionisti sarà quindi quella di rivendere a prezzi vantaggiosi una società risanata. Anche se le strategie industriali per il rilancio non sono al momento chiarissime, visto oltretutto che la presenza al vertice manageriale di una figura esperta di produzioni televisive, come l'italiano Marco Bassetti, potrebbe essere a rischio (si veda a proposito l'intervista del Sole 24 Ore il 4 marzo scorso).

L'impressione è allora che Mediaset, sin dall'inizio insoddisfatta per la limitata possibilità di orientare la gestione industriale della società, abitata da troppi vicini di casa finanziari, abbia colto la palla al balzo per ottenere un po' di cassa e filarsela da una nave che se da una parte ha rafforzato la sua struttura dall'altra non sembra più avere una rotta chiara.

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