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Questo articolo è stato pubblicato il 11 maggio 2012 alle ore 08:15.
FRANCOFORTE - La Germania può permettersi un'inflazione fino al 3%. Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha aperto ieri uno spiraglio alla possibilità che Berlino sia disposta a sopportare parte dell'aggiustamento nella zona euro, il cui peso è finora ricaduto interamente sui Paesi della perfiferia. Si tratta di un modesto segnale, che si somma però all'indicazione dello stesso Schäuble nei giorni scorsi a favore delle forti rivendicazioni salariali presentate in questo periodo in diversi settori. Sia un modesto aumento dell'inflazione, sia gli incrementi salariali potrebbero favorire un parziale recupero di competitività da parte dei Paesi oggi più in difficoltà.
In una dichiarazione presentata al Parlamento tedesco, la Bundesbank, la banca centrale che fa della lotta a ogni sintomo di inflazione il suo credo, ha riconosciuto che nel prossimo futuro l'inflazione in Germania potrebbe risultare superiore alla media dell'eurozona, se gli altri Paesi adotteranno le necessarie riforme strutturali, in una inversione di quanto avvenuto negli ultimi anni. L'inflazione tedesca nel mese di aprile è stata del 2% (del 2,1% secondo la lettura definitiva), la media dell'eurozona del 2,6%, sopra l'obiettivo della Banca centrale europea di tenerla sotto, ma vicina, al 2%.
Nel lungo periodo, gli economisti di mercato interpellati dalla Bce, secondo il bollettino dell'Eurotower di maggio, sono convinti che la banca centrale raggiungerà l'obiettivo. Secondo i 56 economisti, l'inflazione sarà però più alta del previsto nella media del 2012, al 2,3% (contro l'1,9 di febbraio), anche a causa dei prezzi dell'energia. Nel 2013, calerà all'1,8% (contro l'1,7 previsto tre mesi fa). Gli stessi economisti vedono anche un marginale peggioramento delle prospettive di crescita: -0,2% quest'anno e +1% il prossimo.
Su un punto, la Germania è decisa a non deflettere e cioè sul fatto che la crescita nell'eurozona non possa essere fatta allentando la politica del rigore fiscale e creando altro debito. Lo ha ribadito ieri il cancelliere Angela Merkel (che martedì prossimo incontrerà a Berlino il nuovo presidente francese, François Hollande, poche ore dopo l'insediamento di quest'ultimo), affermando che austerità e crescita sono i «pilastri gemelli» della politica europea e ribadendo il suo no agli eurobond.
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