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Questo articolo è stato pubblicato il 05 giugno 2012 alle ore 06:40.

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MILANO
Il mondo del pallet continua a subire gli andamenti altalenanti del mercato. Osservando le statistiche di produzione a marchio Fitok ed Epal relative al primo trimestre dell'anno, emerge un quadro differente tra le due tipologie. La prima, utilizzata per le esportazioni, segna un incremento complessivo del 6,6% rispetto al primo trimestre 2011, che equivale a una crescita di circa 30mila metri cubi e che porta il totale a oltre 473mila mc.
Nello stesso periodo dell'anno i pallet Epal, destinati prevalentemente ai mercati interni, hanno fatto registrare una diminuzione rispetto al 2011, con un calo vistoso dei nuovi prodotti (-17,8%, a 1.207.794 pezzi) compensato solo in parte dalla sostanziale tenuta dei prodotti riparati (-0,9%, a 722.116 pezzi).
Rispetto ai primi tre mesi del 2011 i semilavorati per la realizzazione di pallet Fitok sono aumentati complessivamente del 46% (pari a un incremento di circa 17mila mc), con un +19,9% di quelli sottoposti all'Heat Treatment, nonostante l'aumento delle tariffe energetiche abbia portato a un rialzo del 10% dei costi del trattamento termico. In aumento anche gli imballaggi industriali a marchio Fitok: +18,3%, equivalente a una crescita di oltre 21mila mc.
I dati evidenziano la debolezza dei consumi interni, accompagnata da un andamento solo moderatamente positivo delle esportazioni. Ad aggravare questa già difficile situazione si aggiungono poi alcuni fattori esterni, spiega Franco Sacchi, consigliere Assoimballaggi di FederlegnoArredo: «Se da un lato ci confrontiamo con una situazione di mercato stagnante, dall'altro vediamo che il pallet Epal paga anche la scarsa considerazione da parte dell'utilizzatore, che lo considera un prodotto di qualità leggermente inferiore, e la concorrenza sleale del mercato parallelo dei pallet rubati». La situazione sta provocando da anni – e oggi ancora di più – una distorsione del mercato e le grandi multinazionali, stanche delle continue contestazioni e controversie con la grande distribuzione organizzata, sono progressivamente passate ai pallet a noleggio.
«Il rischio di un mancato intervento delle istituzioni su questo tema – conclude Sacchi – è il progressivo ridimensionamento del circuito Epal a un mercato di aziende da 5mila pallet al mese in giù, ovvero la fascia non interessante per i noleggiatori».
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