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Questo articolo è stato pubblicato il 06 giugno 2012 alle ore 07:55.

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Potrebbe risalire sopra il prezzo di collocamento, cioè a 38 dollari e oltre. Oppure continuare a scivolare, fin quasi a sparire nel giro di cinque anni. Facebook, il re dei social network e la prima società americana a sbarcare in Borsa con una capitalizzazione di mercato da cento miliardi di dollari, è al centro di una vera e propria guerra tra orsi e tori, tra analisti e investitori rialzisti e pessimisti.

E almeno per il momento non c'è dubbio su chi ha la meglio, guardando all'andamento del titolo: è in calo di oltre il 30% dall'Ipo dopo che ieri ha ceduto un altro 3%, toccando in giornata un nuovo minimo sotto i 26 dollari. Il collocamento è stato anche bersaglio di una nuova azione giudiziaria, la quarta, a New York: accusa la società e le sue banche di aver nascosto ai piccoli investitori informazioni rilevanti sulle difficoltà del business. Su un altro fronte di polemiche, il Nasdaq presentarà oggi alla Sec un piano per risarcire gli investitori dai danni causati dai problemi tecnici incontrati dal mercato durante l'Ipo.
L'intensità del dibattito tra i professionisti di Wall Street mostra la grande incertezza che esiste al di là del futuro immediato del titolo. Wedbush Securities crede in una ripresa del gruppo: il suo analista Michael Pachter vede Facebook a 44 dollari. Sanford Bernstein, al contrario, ha un target di 25 dollari. Il fondatore dell'hedge fund Ironfire Capital Eric Jackson si è sbilanciato, dai teleschermi di Cnbc, a prevedere che nel giro di 5-8 anni Facebook passerà dal fare la storia a essere storia. Condannata, cioè, all'irrilevanza di MySpace o allo scarso ruolo di Yahoo, che in eterna ristrutturazione, vale ormai un decimo rispetto ai giorni di gloria.

La piccola schiera di osservatori che per ora copre il titolo è nell'insieme spaccata: su 13 in totale, 7 hanno raccomandato l'acquisto del titolo, 2 si sono mantenuti neutrali e 4 invitano a sbarazzarsene. Le polemiche dovrebbe moltiplicarsi ancora. Il numero di società che può intervenire su Facebook è infatti oggi limitato dai regolamenti di mercato: chi è stato coinvolto nell'Ipo non può pubblicare commenti sul titolo prima di 40 giorni dal debutto, una norma che fino al 27 giugno "squalifica" 33 finanziarie. I giudizi divergenti fanno leva su noti punti di forza e debolezza del social network. I fautori di Fb sottolineano l'enorme esercito di utenti, oltre 900 milioni al mondo, che garantisce alla società una vantaggiosa posizione "monopolistica" per innovare e acquisire tecnologia.

I detrattori temono che la società non riesca affatto in questa operazione, quantomeno non in tempo utile in un universo online dai cambiamenti sempre più veloci: le entrate, avvertono, stanno frenando, la pubblicità non basta e il crescente accesso mobile è meno redditizio. Un sondaggio Reuters-Ipsos ha trovato che il 34% degli utenti Facebook in sei mesi ha ridotto il tempo passato sul social network mentre il 20% l'ha aumentato; 4 utenti su 5 non hanno mai acquistato prodotti o servizi in seguito a raccomandazioni o pubblicità sul network, mettendo in dubbio l'efficacia del marketing sulle sue pagine. E il 44% boccia il collocamento, affermando che ha peggiorato la sua opinione della società. I recenti piani di espandere l'audience permettendo formalmente ai bambini sotto i 13 anni di usare il social network, infine, hanno scatenato proteste politiche: la task force del Congresso sulla privacy ha chiesto chiarimenti al ceo Zuckerberg.

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