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Questo articolo è stato pubblicato il 20 giugno 2012 alle ore 13:11.
Olli Rehn (foto Afp)
Uno scudo anti-spread non cancella i problemi dell'Ue. «È un paracetamolo finanziario che attenua il malessere, ma non risolve le cause strutturali»: così il portavoce del commissario Ue agli affari economici e finanziari Olli Rehn sulla proposta italiana di usare il fondo salva stati Ue per evitare oscillazioni eccessive sugli spread.
Il portavoce della Commissione Ue ha indicato che l'esecutivo europeo «non è a conoscenza di un piano formale da parte italiana» di un meccanismo semiautomatico per frenare una eccessiva divergenza degli spread rispetto ai bund tedeschi. «Che ci siano discussioni, idee in questo periodo» è naturalmente fuori discussione. Il portavoce ha anche precisato che «ci sono una serie di strumenti già in atto, come i fondi anticrisi Efsf-Esm, il cui intervento deve essere richiesto e finora «non c'è segno dell'eventualità che una richiesta del genere ci sia da parte di qualche stato». In ogni caso per la Commissione europea gli interventi per calmare i mercati costituiscono »paracetamolo finanziario, allevia il dolore ma non é risolutivo delle cause».
«Non mi risulta che ci sia stato un negoziato su questo al G20 - ha aggiunto Altafaj - ma che ci si interroghi sugli strumenti utili a calmare le tensioni sui mercati é del tutto normale». In ogni caso, ha sottolineato, «non possono sostituire gli sforzi di consolidamento finanziario o le risorse economiche mancanti» dei paesi nel mirino della speculazione.
«Penso che il governo italiano condivida con la Commissione l'analisi che la risposta alla crisi debba essere su diversi fronti, compreso l'impegno dell'Italia a proseguire con le riforme strutturali». In particolare, ha insistito, «la riforma del mercato del lavoro può contribuire a rafforzare la fiducia nell'Italia». Anche l'Europa deve fare la sua parte, ha ammesso il portavoce: «se la discussione al Consiglio europeo di fine giugno sarà seguita da un impegno chiaro verso una maggiore integrazione e un'Unione bancaria o finanziaria, questo può contribuire a cambiare l'andamento dei mercati».
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