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Questo articolo è stato pubblicato il 28 giugno 2012 alle ore 08:51.

Questa mattina il Tesoro va in asta con BTp a cinque e dieci anni per mettere nelle casse dello Stato fino a 5,5 miliardi. Il titolo quinquennale, in offerta per un importo modesto tra 1,75 e 2,5 miliardi, ieri è stato bastonato sul mercato secondario, con prezzi in calo e rendimenti che stando agli schermi Reuters hanno sforato brevemente la soglia del 6%, chiudendo al 5,94 per cento. Il BTp decennale, quello che più di ogni altro rappresenta il rischio-Italia sui mercati internazionali e che oggi sarà venduto tra 2 e 3 miliardi, ieri sul secondario ha segnato prezzi in calo e rendimenti al rialzo, tra il 6,10% e il 6,25 per cento.
Nessuna ondata di vendite, niente fughe nè panico ma nella sostanza ci sono stati più venditori che compratori: gli stranieri sono già usciti in massa dai BTp, dallo scorso agosto, e quelli che restano spesso prendono posizioni speculative e puntano sul ribasso dei prezzi. Oppure stanno fermi in attesa della scadenza dei titoli (scade un BTp per 17 miliardi qusta domenica).
Gli investitori domestici al dettaglio e all'ingrosso, gli italiani insomma, sorreggono ancora senza grandi difficoltà le aste del proprio Paese: ma l'estate è arrivata, gli scambi sono rarefatti, e le turbolenze e la volatilità dei mercati finanziari non invogliano nessuno.
Se l'Efsf, il fondo di stabilità temporaneo dell'Eurozona, oggi si affacciasse in asta, acquistando metà dell'importo in offerta e proponendosi come acquirente sull'Italia a rendimenti più contenuti di quelli del secondario, le dinamiche del mercato cambierebbero drasticamente. Innanzitutto, il rapporto tra domanda e offerta sarebbe più equilibrato. L'Italia potrebbe contare su un compratore con le spalle larghe (l'Efsf ha ancora a disposizione 240 miliardi di "potenza di fuoco", escludendo i circa 50 miliardi da stanziare per le banche spagnole), per rifinanziare il debito a tassi adeguati in asta. Sul mercato secondario, chi finora ha guadagnato scommettendo sul ribasso dei prezzi inizierebbe a frenare. Alcuni venditori potrebbero cogliere l'occasione per disinvestire, ma non a prezzi stracciati: l'Efsf sarebbe un compratore speciale, disposto ad acquistare anche sul secondario ma a certe quotazioni.
Lo spread tra BTp e Bund sicuramente calerebbe, grazie all'arrivo del fondo salva-Stati in asta, e nell'immediato anche di parecchio. Ma l'Efsf da solo non può riconquistare la fiducia che l'Italia e l'Eurozona hanno perso negli ultimi due anni sui mercati. Non tanto perchè il mercato inizierebbe a fare i conti in tasca al fondo (240 miliardi purtroppo non bastano neppure a coprire la necessità di rifinanziamento del debito a medio-lungo termine nei prossimi 12 mesi di Italia e Spagna messi insieme, e poi l'Efsf i soldi in cassa per entrare in asta massicciamente non li ha).
Va ricordato che l'intervento portentoso della Bce, che lo scorso agosto iniziò ad acquistare BTp e Bonos sul secondario per grandi quantità, ha avuto un effetto benefico ma limitato: nel novembre dello stesso anno, nonostante gli acquisti dell'Eurosistema di BTp sul secondario (fino a 100 miliardi stando alle stime degli addetti ai lavori), le inadempienze del Governo Berlusconi sul fronte della politica fiscale e del risanamento dei conti pubblici riportarono i rendimenti dei titoli di Stato italiani alle stelle. L'Efsf può servire, e molto, ma solo se l'Italia al tempo stesso aiuta se stessa e se tutti gli Stati dell'Eurozona fanno l'impossibile per salvaguardare la stabilità dell'euro.
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