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Questo articolo è stato pubblicato il 10 luglio 2012 alle ore 17:19.
Anche se il governo ha messo in atto «un'ambiziosa agenda per assicurare la stabilità e promuovere la crescita» l'Italia «resta vulnerabile al contagio della crisi dell'area euro con conseguenze di trasmissione sulla regione e a livello globale». È il giudizio del Fondo Monetario Internazionale che nel rapporto integrale sull'ultima ispezione annuale - appena pubblicato - sottolinea come proprio la stabilità e il rilancio della crescita economica «richiederanno non solo il mantenimento dello slancio per le riforme in Italia, ma anche un progresso a livello europeo per rafforzare l'Unione monetaria».
Secondo il rapporto, le cui cifre principali erano state anticipate a metà maggio a Roma in occasione della fine della missione degli economisti di Washington - l'Italia nel 2012 si troverà in recessione a causa di forti «venti contrari» legati al risananento finanziario, alle condizioni finanziarie restrittive, e al rallentamento globale. L'attività economica del Paese dovrebbe riprendersi nel 2013 grazie a una «modesta ripresa delle esportazioni e degli investimenti».
Il Pil quest'anno registrerà un calo dell'1,9% che si ridurrà a -0,3% nel 2013. Ma la leggera ripresa, a causa degli effetti del risanamento dei conti pubblici e delle restrizioni del credito, sarà più lenta, di quasi il 50% rispetto a quella dell'eurozona. In particolare, secondo il rapporto Fmi, gli investimenti del comparto delle costruzioni continueranno a contrarsi mentre le vendite di immobili, che già si trovano a un livello inferiore del 25% rispetto a quello del 2007, rimarranno deboli. E resterà debole anche l'andamento dell'occupazione, con il tasso di disoccupazione che nel 2013 dovrebbe salire all'11% della forza lavoro.
Il deficit italiano si è ridotto dal 4,5% del Pil nel 2010 al 3,9% nel 2011, «in linea con gli obiettivi del Governo», dice il Fmi, e dovrebbe continuare a calare al 2,6% del Pil quest'anno e all'1,5% l'anno prossimo. Le stime del Governo sono di un disavanzo all'1,7% quest'anno e allo 0,5% il prossimo mentre la Commissione Ue prevede rispettivamente 2% e 1,1%.
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