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Questo articolo è stato pubblicato il 27 luglio 2012 alle ore 07:33.

Lo shock sul mercato e' stato innegabile. C'e' chi ha parlato del definitivo tramonto in Borsa di qualunque luna di miele per la nuova generazione di societa' Internet. O quantomeno per le sue valutazioni, che da tempo avevano fatto temere ai piu' prudenti l'esistenza di bolle speculative.
Di certo i conti trimestrali di Facebook, simbolo d'eccezione dell'arrembaggio a Wall Street dei social media, sono stati accolti come la peste dagli investitori: nonostante il primo bilancio dal collocamento del re indiscusso dei social network abbia rispettato le attese - peraltro ridotte - degli analisti, sono scappati dal titolo nel dopo mercato. Le quotazioni sono piombate in nottata del 12%, toccando nuovi minimi sotto i 24 dollari, una flessione del 37% dai 38 dollari dell'initial public offering di maggio. Il calo, oltretutto, e' scattato dopo che il titolo prima ancora dei risultati aveva gia' bruciato durante la seduta l'8,5% sull'altare del nervosismo degli azionisti.
Il doppio colpo ha portato alla luce tutto lo scetticismo che Facebook non riesce a scacciare sulla sua capacita' di crescere velocemente in termini di pofitti e entrate, "monetizzando" il suo miliardo di utenti. Neppure la conference call inaugurale dei vertici del gruppo - che ha schierato il fondatore e chief executive Mark Zuckerberg, il direttore operativo Sheryl Sandberg e quello finanziario David Ebesrman - ha saputo calmare la bufera sul titolo.
I tre moschettieri del social netowork non hanno risposto agli interrogativi cruciali: hanno taciuto sulla guidance, sulle prospettive di performance finanziaria. Stizzito, a un certo punto Zuckerberg ha dichiarato a un analista che lo incalzava di non aver altro da dire.
Anche quello che hanno detto, oltretutto, non e' parso al mercato particolarmente illuminante. Zuckerberg ha parlato di aspirazioni: del fatto che gli utenti mobili sono piu' attivi di quelli da desktop e di continui invetimenti in questo ambito. Di integrazioni della piattaforma del social network nelle auto, di liberta' ai programmatori per sviluppare nuove applicazioni. Sandberg non e' stata molto piu' concreta: ha definito promettenti i test sul contenuto pubblicitario nei device mobili e citato progressi nel convincere le aziende dell'efficacia degli spot sul social network dopo lo "schiaffo" del ritiro di General Motors. E Ebersman ha semmai gettato benzina sulle incertezze: ha ammesso le difficolta' pubblicitarie a fronte dell'aumento degli utenti "mobili".
Ha parlato di investimenti in ecosistemi di giochi mentre Zynga - il re degli online games spesso via Facebook che da questi ricava un decimo delle entrate - ha perso quasi il 40% in Borsa schiacciato da bilanci e prospettive in declino. Ebersman si e' anche detto deluso dall'andamento del titolo.
Un messaggio che non ha potuto far dimenticare gli scivoloni sofferti da Facebook nella sua breve vita di societa' quotata: lo stesso collocamento era stato scosso da polemiche sulla sopravvalutazione del gruppo e da paralisi degli scambi al Nasdaq, costate perdite a broker e investitori che l'Exchange deve ancora risarcire. In questo clima "un po' di guidance non avrebbe guastato", ha detto con qualche ironia Jordan Rohan di Stifel Nicolaus.
Tanto piu' che, tra le righe dei conti del secondo trimestre, sono emerse nuove prove inconfutabili delle irrisolte sfide al cospetto di Facebook. Sfide che potrebbero complicare la difesa anche dell'attuale capitalizzazione di mercato: ha oscillato ieri attorno ai 65 miliardi di dollari, lontana dagli oltre cento miliardi del debutto in Borsa ma su valori ancora vicini a 70 volte gli utili per azione e piu' di 14 volte il fatturato 2012. Un prezzo che puo' essere legittimato solo da una crescita forte e in costante accelerazione. Invece nel secondo trimestre dell'anno la crescita ha rallentato il passo, confermando una tendenza affiorata nell'ultimo anno.
Le entrate sono aumentate del 32% a 1,18 miliardi, contro attese di 1,16 miliardi, ma negli ultimi quattro trimestri le frenate si sono susseguite: prima del 32%, a ritroso ecco il 45%, il 55% e il 104 per cento. Men che spettacolare, tra aprile e giugno, anche lo spaccato delle revenue: quelle da pubblicita' sono lievitate del 28% a 992 milioni di dollari e altri introiti da commissioni sono stati pari a 192 milioni, meno delle attese.
Gli utenti mensili attivi sono inoltre si' aumentati del 29% a 955 milioni dall'anno scorso, ma solo del 6% dai tre mesi immediatamente precedenti. E a a crescere e' stata soprattutto la problematica utenza mobile, del 67%, a 552 milioni. Meno significativo e' stato il dato sugli utili: Facebook ha sofferto perdite per 157 milioni ma causate da oneri straordinari legati ai compensi e all'Ipo. Senza questi costi l'azienda ha guadagnato 295 milioni, 12 centesimi per azione in linea con le previsioni. Ma rispettare modeste attese non puo' aiutare Facebook e il suo sogno di Borsa - che oggi rischia di diventare un incubo - da cento miliardi di dollari.
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