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Questo articolo è stato pubblicato il 26 luglio 2012 alle ore 06:43.

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La crisi in Europa rappresenta «la maggiore preoccupazione» per ArcelorMittal. Nel Vecchio continente, dov'è molto radicato, il gigante siderurgico è costretto a confrontarsi con una domanda di acciaio in contrazione e i suoi stabilimenti – nonostante le recenti chiusure e il rallentamento dell'attività – operano in perdita da oltre un anno, costituendo una pesante zavorra per i conti.
I risultati diffusi ieri dal gruppo, pur in linea con le attese degli analisti, mostrano chiari segni di sofferenza. Nel primo semestre, a fronte di un fatturato di 45,2 miliardi di dollari (-5%), l'utile netto è crollato del 63% a 970 milioni. Il margine operativo lordo (Ebitda) si è ridotto del 26% a 4,4 miliardi di $, in gran parte proprio per la debolezza delle operazioni europee.
La divisione acciai piani, che rifornisce tra l'altro l'industria automobilistica e quella degli elettrodomestici, nella Ue ha accusato una perdita operativa di 340 milioni di euro (413 milioni di dollari ai valori attuali) nel primo semestre 2012. Negli ultimi sei mesi del 2011 ne aveva persi altri 499 milioni.
ArcelorMittal ha reagito riducendo la capacità produttiva: su 32 altoforni in Europa, ne ha chiusi definitivamente due (a Liegi, in Belgio). Altri dieci sono stati fermati temporaneamente, ma a questo punto gli analisti ritengono sempre più probabili altre chiusure definitive. I candidati più probabili sono gli impianti di Florange in Francia e quello di Eisenhüttenstadt in Germania.
Secondo la World Steel Association, che per quest'anno prevede una contrazione dell'1,2% dei consumi di acciaio in Europa, nel Vecchio continente c'è attualmente un eccesso di capacità produttiva di 30-40 milioni di tonnellate l'anno.
ArcelorMittal è più pessimista: le difficoltà di accesso al credito potrebbero tradursi in un calo del 3-5% per la domanda apparente nella Ue (in precedenza il gruppo si aspettava una contrazione dell'1-2%). Addirittura, ha avvertito il ceo Lakshmi Mittal, i consumi rischiano di soffrire un crollo a due cifre nel caso – che comunque giudica poco probabile – in cui uno o più Paesi uscissero dall'euro.
A livello globale – grazie alla buona performance del Nord America, che compensa il rallentamento cinese – ArcelorMittal quanto meno non si aspetta un peggioramento delle condizioni di mercato. «Il primo semestre è stato molto sfidante, molto più di quanto ci aspettassimo – ha detto Mittal – Benché l'economia globale rimanga fragile, ci aspettiamo comunque che le condizioni operative rimangano simili nel secondo semestre».
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