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Questo articolo è stato pubblicato il 05 agosto 2012 alle ore 14:47.

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È iniziata la trattativa tra il Governo di Mariano Rajoy e Bruxelles sul secondo piano di aiuti alla Spagna. Dopo il prestito di 100 miliardi di euro accordato dall'Eurogruppo a inizio luglio per ricapitalizzare le banche iberiche, il premier conservatore ha ormai accettato l'idea di dover chiedere un salvataggio per l'intera economia. Il ministro delle Finanze, Luis de Guindos, sarà anche questa volta il grande negoziatore con i partner europei ma resterà dietro le quinte, Rajoy ha già fatto capire di voler gestire direttamente l'operazione: questione di prestigio nazionale, forse di orgoglio, ma anche segno della gravità, senza precedenti, della crisi che sta colpendo il Paese.
Il Governo spagnolo esclude un salvataggio sul modello della Grecia: Madrid per quanto sia in difficoltà e per quanto abbia tergiversato a lungo sul risanamento e sulle banche ha dimostrato una certa affidabilità e non può essere avvicinata ad Atene. E, per motivi diversi, nemmeno all'Irlanda o al Portogallo. Nelle settimane scorse sui mercati si erano diffuse voci su un possibile bailout sovrano da 300 miliardi di euro, ma queste stime e queste indiscrezioni sembrano ormai superate: l'Eurogruppo ha infatti concesso alla Spagna la possibilità di utilizzare in funzione anti-spread la rimanenza dei 100 miliardi destinati al sistema finanziario; e anche la nuova linea interventista annunciata da Mario Draghi per la Bce fa propendere per un sostegno tramite l'acquisto di titoli del debito pubblico invece che per un prestito per finanziare lo Stato in bancarotta.

Il Tesoro di Madrid ha in programma per agosto solo un'asta di letras a breve scadenza per un importo di circa 4,5 miliardi di euro. E da qui alla fine dell'anno deve affrontare scadenze sul debito per non più di 24 miliardi di euro complessivi. Inoltre, i rendimenti sui titoli pubblici, pur nell'accentuata volatilità dei mercati e restando insostenibili nel medio periodo, potrebbero avere iniziato la discesa, di nuovo approfittando delle dichiarazioni di Draghi sul nuovo corso dell'Eurotower.
A questo pensava Rajoy quando venerdì ha chiesto chiarimenti alla stessa Banca centrale europea, scoprendo di fatto il negoziato in corso. Ma prendendo tempo per capire dove può portare una richiesta di aiuti, che comporta comunque condizioni pesanti per Madrid, una sorta di commissariamento - nonostante i tentativi di Ue e Fmi di smorzare questi aspetti di condizionalità - sulle nuove misure economiche e fiscali per centrare obiettivi di bilancio che la Spagna non riesce a raggiungere. Al contrario dell'Italia che con Mario Monti sta rispettando il percorso di risanamento concordato con la Commissione e ha avviato le riforme chieste dall'Europa.

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