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Questo articolo è stato pubblicato il 09 agosto 2012 alle ore 08:43.

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Doveva essere l'avanguardia del nuovo sogno americano: primeggiare nella nascente green economy. Nel 2009, quando l'amministrazione Obama mise sul piatto 249 milioni di dollari per incoraggiare lo sviluppo industriale delle batterie del futuro, fu la prima azienda ad avvantaggiarsene. Non solo: quello stesso anno, debuttò al Nasdaq con un rialzo del 50% sul prezzo di collocamento. Ma oggi, la A123 Systems – che in Borsa valeva 25 dollari per azione e oggi vale 50 centesimi – va in mano ai cinesi.

Ieri, la società di batterie ricaricabili per auto, ha annunciato che il Gruppo Wanxiang rileverà l'80% del suo capitale in una tipica operazione di salvataggio. Non a caso, la notizia in contemporanea con i risultati trimestrali che hanno messo in luce una perdita di 82 milioni di dollari, più che sufficienti per cancellare il denaro rimasto in cassa. La Wanxiang dovrebbe investire 450 milioni di dollari nell'azienda del Massachusetts, il cui titolo è salito ieri quasi del 10%. A quanto pare, la sede di A123 Systems dovrebbe restare in America. Quantomeno, nel breve termine.

Di fatto, questo passaggio di proprietà (la General Electric resta socio di minoranza) è uno spiacevole risultato per la campagna "verde" di Barack Obama, che aveva auspicato di vedere – entro il 2015 – un milione di auto elettriche sulle strade americane. Ovviamente, costruite con tecnologia americana. Basti pensare che nel 2010, quando la A123 inaugurò un nuovo stabilimento a Livonia, nel Michigan, al taglio del nastro si presentò anche il segretario all'Energia, Steven Chu, insieme a un drappello di senatori.

Le batterie di A123 sono giò sul mercato: sono montate sulla Karma di Fisker, sui modelli ibridi della Bwm e l'anno prossimo appariranno anche sulla Chevy Spark, l'auto interamente elettrica di General Motors. «I nostri programmi con A123 restano immutati», si è affrettata a comunicare ieri la Gm. Il grosso guaio è scoppiato quest'anno, quando l'azienda si è vista costretta a ritirare dal mercato una grossa partita di batterie difettose, prodotte proprio a Livonia. Secondo gli analisti del settore però, l'altro guaio è che A123 spende 1,57 dollari per ogni dollaro di fatturato.

La Wanxiang, società leader in Cina nella componentistica, origina da un negozio di riparazioni di biciclette degli anni 60. Lo shopping in America è solo l'ultimo dei suoi successi. Ma altrettanto non si può dire per il "sogno verde" di Obama, già infranto l'anno scorso con il fallimento di Solyndra, produttrice di pannelli solari, già finanziata dalla Casa Bianca e poi fallita.

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