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Questo articolo è stato pubblicato il 10 agosto 2012 alle ore 06:42.

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Non si arresta l'ascesa dei prezzi del mais, che ieri al Chicago Board of Trade sono saliti ai massimi storici sfiorando quota 8,30 dollari per bushel (per il contratto con scadenza dicembre). Il tutto a causa della siccità – la peggiore degli ultimi 56 anni – che sta danneggiando le colture del Midwest degli Stati Uniti che da maggio a oggi ha favorito un rincaro per il cereale di circa il 60 per cento. Le coltivazioni del Paese – il maggior produttore ed esportatore al mondo – infatti appaiono seriamente danneggiare e a poco sembrano essere servite le recentissime precipitazioni. Operatori e investitori guardano quindi con attesa il rapporto sul bilancio agricolo statunitense e mondiale che l'Usda rilascerà oggi nel primo pomeriggio e qualcuno scommette di un taglio del 15% delle stime sui raccolti americani. Chiaramente il calo produttivo non interessa soltanto il mais anche la maggior parte degli altri prodotti agricoli (forti rincari stanno interessando anche frumento e semi di soia), e la siccità sta danneggiando le coltivazioni anche in molti altri grandi paesi produttori (tra cui la Russia) e problemi produttivi conseguenti a condizioni climatiche non favorevoli sono registrati anche in India. E tutto questo sta avendo conseguenze negative sull'andamento dei prezzi dei generi alimentari. Ed eccessivi rincari rischiano di favorire anche gravi disordini sociali.
Un allarme in tal senso è stato lanciato anche Earth policy institute, secondo cui il riscaldamento globale del pianeta sta mettendo il sistema agricolo e favorendo i rincari dei generi alimentari. «Quanto il termometro sale oltre la norma, le coltivazioni soffrono», ricorda l'istituto. Basti pensare che quest'anno gli agricoltori americani mai come quest'anno avevano puntato sul mais, la l'ampiezza record delle coltivazioni non è bastata a scongiurare un forte calo produttivo rispetto alla stagione precedente e questo proprio a causa della siccità e delle temperature troppo elevate. E le conseguenze – ossia i rincari dei generi alimentari – saranno pesantisimi per miliardi di persone. Insomma, gli ambientalisti rilanciano per l'ennesima volta l'allarme: il riscaldamento globale in futuro renderà sempre più difficile assicurare la sicurezza alimentare.
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