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Questo articolo è stato pubblicato il 14 agosto 2012 alle ore 06:41.

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MILANO
Il prezzo del rame da metà maggio resta bloccato in una ristretta fascia di oscillazioni tra 7300 e 7600 dollari per tonnellata (base tre mesi), con sporadici tentativi verso 7800 dollari. Il quadro macro economico globale è andato nel frattempo deteriorandosi, ma l'umore degli operatori nel complesso non è peggiorato, anzi dopo le ultime cattive notizie dalla Cina è paradossalmente diventato più positivo.
La sensazione degli osservatori è che la Cina debba agire velocemente per stimolare la loro vacillante economia e ciò li porta ad attendersi prezzi del rame più alti. Inoltre i rialzisti continuano a credere che la Fed introdurrà in settembre un nuovo programma di allentamento monetario, mentre anche la Bce comincerà a stampare moneta per salvare l'euro.
Di fatto questi sono i motivi di maggior sostegno alle quotazioni del rame, che dal punto di vista fondamentale del puro bilancio domanda–offerta potrebbe, almeno in teoria, essere trattato a livelli inferiori.
D'altra parte i ribassisti sono frenati dal vendere a termine allo scoperto per la presenza all' Lme di una posizione dominante nel possesso delle giacenze di catodi presso i magazzini ufficiali. La situazione è riflessa dal riapparire di una certa tensione sulle scadenze di settembre e di ottobre, che sono in leggero contango, ossia superiori di 2-4 dollari alla quotazione a pronti, mentre da ottobre a novembre c'è una backwardation di 2 dollari, ovvero prezzo di ottobre superiore di 2 dollari al tre mesi.
La tensione coincide con un diminuito volume di scambi all'Lme e con una ridotta presenza dei fondi d'investimento, molti dei quali hanno chiuso parte delle loro posizioni a termine.
Tra le poche note positive c'è il dato sulle importazioni cinesi di rame non lavorato e leghe di luglio salite a 366.548 tonnellate, con un aumento mensile del 5,9 % e del 19,9 % su base annua, mentre quelle di rottami sono balzate del 16 % nel mese, portando il totale dell'import di rame dei primi sette mesi a 2,868 milioni di tonnellate, pari al + 43 % sullo stesso periodo 2011.
Secondo commercianti cinesi una parte del rame importato sarebbe usato per scopi finanziari piuttosto che essere destinato al consumo, con il risultato di alterare le statistiche pubblicate mensilmente sul mercato globale. L'International Copper Study Group (Icsg), così come la maggior parte degli analisti, calcola il consumo di rame sulla base della produzione più o meno la variazione delle giacenze, più le importazioni nette. E su queste basi, considerato il forte aumento delle importazioni, il consumo cinese di quest'anno sarebbe cresciuto nella misura davvero improbabile del 33 per cento. Le statistiche dell'Icsg, che indicano un deficit mondiale di 148mila tonnellate per i primi quattro mesi dell'anno, in confronto a una mancanza di 26mila tonnellate nello stesso periodo 2011 non dovrebbero perciò considerare l'eccedenza verosimilmente formatasi con il rame finito nei magazzini doganali di Shanghai.
In realtà tuttavia quel rame è stato tolto dal mercato, per cui la situazione di mancanza si manifesta quando gli operatori si affrontano sul mercato del metallo fisico: l'offerta risente infatti delle quantità non disponibili e il fatto contribuisce a mantenere quello stato di leggera tensione che tanto ha contribuito sinora al sostegno dei prezzi.
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