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Questo articolo è stato pubblicato il 26 settembre 2012 alle ore 08:04.

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Oggi il primo BTp Italia, quello collocato dal 19 marzo, stacca la prima cedola semestrale. Una cedola ricca: l'emissione ha portato, nei suoi primi sei mesi di vita, un rendimento annualizzato di oltre il 5% (ipotizzando di portarlo a scadenza per incassare anche il "premio di fedeltà"). Intanto il Tesoro annuncia ufficialmente la terza emissione del BTp Italia: da lunedì 15 a giovedì 18 ottobre il titolo legato all'inflazione italiana si potrà acquistare anche direttamente da casa, con modalità home banking. Conviene metterlo in portafoglio? Lo abbiamo chiesto ad alcuni gestori obbligazionari.

Le caratteristiche del BTp Italia
Prima però riepiloghiamo le caratteristiche del BTp Italia. Ha durata quadriennale e cedole semestrali, ma soprattutto è l'unico titolo di Stato "agganciato" all'inflazione italiana (nella fattispecie il cosiddetto "Foi", l'indice Istat dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati). Assicura un tasso reale annuo minimo garantito. Si può negoziare come tutti gli altri BTp (cioè vendere quando si vuole), ma se si mantiene fino a scadenza si incassa uno speciale "premio fedeltà" del 4 per mille lordo sul valore nominale dell'investimento. Come per tutti gli altri titoli di Stato, la tassazione sugli interessi è agevolata al 12,5% (anziché il 20%). E come per gli altri titoli a medio lungo termine, non è prevista alcuna commissione bancaria al momento della sottoscrizione.

Una protezione contro l'inflazione
Secondo Chiara Manenti, di Intesa Sanpaolo, il BTp Italia per i clienti retail è un buono strumento per diversificare il portafoglio. Rappresenta anche un hedging, una protezione, contro l'inflazione. Nei primi sei mesi di vita ha dato un rendimento annualizzato superiore al 5%, ipotizzando di tenerlo in portafoglio fino a scadenza per incassare il premio fedeltà.

Il primo BTp Italia più volatile del secondo
Il primo collocamento del BTp Italia è stato un successo al di là di ogni attesa: 7,3 miliardi di euro, mentre le previsioni più ottimistiche alla vigilia non superavano i 3 miliardi. Molto più tiepidi gli investitori in occasione della seconda emissione, quella di giugno: il risultato finale è stato di appena 1,738 miliardi. Per quale motivo? «Al primo collocamento hanno partecipato anche gli investitori istituzionali – sottolinea Chiara Manenti - e questo spiega perché rispetto alla seconda emissione il primo BTp Italia è un po' più volatile. Un esame degli andamenti e dei volumi mostra invece una minor volatilità degli indicizzati di giugno, collocati soprattutto presso i clienti retail: le famiglie italiane sono infatti orientate a mantenere i titoli fino a scadenza. Guardano poco ai movimenti di prezzo durante la loro vita finanziaria».

Attenzione alla curva del BTp prima del 15 ottobre
Anche Valentina Vicinanza, gestore di Banca Akros, continua a ritenere interessanti i BTp Italia. «Hanno rendimenti rispettivamente del 2,35% e del 2,2% reali, in miglioramento grazie al calo degli spread. Quanto all'emissione di ottobre, prima di decidere se acquistare bisogna ovviamente verificare nei giorni precedenti come si comporta il mercato, cioè qual è la curva dei rendimenti dei BTp non indicizzati».

Sempre diversificare
La regola d'oro resta però sempre quella della diversificazione dei rischi, continua Valentina Vicinanza. «Una piccola scommessa in quest'ottica può essere quella sui convertible bond, che uniscono la protezione del rendimento obbligazionario alla possibilità di beneficiare di un eventuale rimbalzo degli azionari, sia a livello globale che europeo».

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