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Questo articolo è stato pubblicato il 07 ottobre 2012 alle ore 08:14.

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La Cdp attende entro fine mese da Deutsche Bank una prima valutazione della rete d'accesso Telecom che potrebbe essere trasferita in una newco dedicata allo sviluppo della banda ultralarga. Allo scopo, nelle settimane scorse sono stati infatti avviati i contatti tra l'advisor finanziario della Cassa, candidata a rilevare una quota dell'ancora ipotetica società infrastrutturale, e lo staff tecnico del gruppo di tlc, coadiuvato dai suoi consulenti. Un primo passo concreto, dunque, di un processo che si preannuncia comunque «lungo e complesso», come ha detto l'ad di Telecom Marco Patuano, e che difficilmente arriverà alla meta prima della scadenza del Governo tecnico, come è sembrato auspicare il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera, che venerdì, al convegno di Between, ha invitato i player in campo a «unire gli sforzi».
Nel round preliminare della valutazione dell'asset da scorporare, per Telecom la base di partenza restano i circa 600 euro a linea, relativi alla parte in rame che va dagli armadietti sui marciapiedi fino all'utente finale, messi sul piatto nella trattativa con il fondo F2i di Vito Gamberale. Una valutazione che proietterebbe il valore complessivo della rete d'accesso in rame intorno ai 17 miliardi. Rispetto alla primavera scorsa, quando anche per questo è fallito il negoziato con l'azionista di Metroweb, il cambiamento di orientamento della Ue sull'agenda digitale è andato nella direzione di sostenere il valore del rame che sembrava essere destinato a una rapida obsolescenza.
Tanto che, sempre venerdì, Maurizio Decina, neo-commissario dell'Agcom e tra i massimi esperti italiani in materia, ha parlato della rete in rame come di una «miniera d'oro» che, grazie all'evoluzione tecnologica, in prospettiva consentirà comunque di raggiungere velocità di navigazione dai 50 ai 500 mega. Nella valutazione dell'asset non si potrà prescindere dal business plan della società della rete. Il che presupporrebbe una visione comune, tutt'altro che scontata, tra i due potenziali partner sul piano di investimenti e sulla tempistica per il passaggio dalla formula intermedia dell'Fttc (fibra ottica fino all'armadietto, e prosecuzione in rame) che in questo momento va per la maggiore tra gli incumbent europei permettendo di arrivare almeno a 30 mega, a quella dell'Ftth (la fibra ottica fino all'utente, con velocità da 100 mega) che ha senso economico adottare solo quando la domanda in una determinata area è davvero consistente, dato che, per implementarla, costa fino a quattro volte di più e richiede fino al quadruplo del tempo per essere realizzata. Non solo, per poter proiettare il cash-flow della newco negli anni, occorrerebbe anche avere maggior visibilità sul quadro regolamentare (oggi si immaginano meccanismi di remunerazione legati all'efficienza dell'infrastruttura e al livello di investimenti), ma la traduzione in un testo delle linee guida della Ue non arriverà prima dell'anno prossimo.
Il board di Telecom comunque – così ha annunciato il presidente esecutivo Franco Bernabè – deciderà entro fine anno se proseguire o meno sulla strada dello scorporo della rete. Questo indipendentemente dall'ingresso nel capitale della newco della Cassa presieduta da Franco Bassanini, perchè l'operazione sarebbe comunque funzionale ad assicurare "l'equivalenza di input" – parità di condizioni nell'utilizzo della banda ultralarga per tutti, con incumbent e Olo sullo stesso piano – che la Ue richiede.
L'eventuale ingresso della Cdp nella newco sarebbe un passo successivo. Telecom conferirebbe la parte finale della rete (da verificare se solo la parte in rame, fermandosi agli armadietti, o se anche un pezzo in fibra, risalendo fino alle centraline), per mantenere comunque, anche a garanzia del proprio debito, la maggioranza assoluta. Cdp entrerebbe apportando i capitali, che resterebbero nella società per finanziare gli investimenti di ammodernamento della rete, e portandosi appresso Metroweb, la rete milanese in fibra ottica alla quale partecipa indirettamente tramite le quote detenute dal Fondo strategico italiano in F2i e nella subholding F2i reti tlc. Passaggio logico (avrebbe ben poco senso duplicare il network di nuova generazione) che nasconde però un'insidia: un anno fa Telecom aveva valutato Metroweb un centinaio di milioni in meno di quanto F2i ha poi pagato, lasciando perciò da solo il fondo di Gamberale che avrebbe dovuto affiancare nell'acquisizione. In disaccordo su tutto, qualche mese fa è saltata persino l'intesa già siglata per la cablatura verticale degli edifici milanesi. Tra Metroweb e Telecom non si parla più direttamente di partnership, ma i contatti sono ripresi per un accordo – certamente di altra portata – sull'utilizzo reciproco dei rispettivi collegamenti verticali nel capoluogo lombardo.

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