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Questo articolo è stato pubblicato il 23 ottobre 2012 alle ore 16:43.

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Piazza Affari precipita nella classifica delle Borse mondiali. Il listino milanese, dal nono posto del 2002, a giugno di quest'anno risultava al 20esimo. In forte crescita i mercati emergenti di Shangai, Brasile e Bombay. Primo resta il circuito Nyse Euronext, che comprende buona parte dei circuiti borsistici di Wall Street e dell' Ue.

La Borsa italiana è la maglia nera tra le 25 principali Borse internazionali per la performance degli ultimi dieci anni. Come emerge dalla pubblicazione Indici e Dati 2012 dell'ufficio studi di Mediobanca, Piazza Affari ha segnato un rendimento medio annuo dal dicembre 2011 pari a -5,6%, il peggiore tra i mercati presi in considerazione, con un rendimento complessivo pari a -47,2%. Nel plotone di coda ci sono anche la Finlandia (-5,1%) e l'Olanda (-4,7%). Il segno è negativo anche per svariate big come il Nyse (-1,2% annuo), Londra (-1,3%), Tokyo e Parigi (-1,4%). Appena sopra la parità la Germania (+0,1%) ed é di poco migliore il Nasdaq (+0,5%).

Il podio è appannaggio degli emergenti, così come lo sono in generale le primi posizioni. Al top si trova la Borsa di Bombay con un ricco +13,5% medio annuo, pari a un 280% complessivo, davanti alla Russia (+13,1%), a Johannesburg (+12%), al Brasile (11,8%), alla Corea 7,7% , a Singapore e all'Australia (5,4%). Undicesima piazza per Shanghai (2%) e tredicesima per la Svizzera (1,5%). A fine 2002 Piazza Affari era la nona Borsa del mondo, con 458 miliardi di euro di capitalizzazione, circa il 50% del Pil di allora, non distante dalla Borsa tedesca. A giugno 2012 la Borsa Italiana in 20esima posizione, dopo essere stata via via scavalcata dalle piazze emergenti, dal miglior andamento di alcune borse europee come Svizzera e Spagna e del mercato australiano e anche per il consolidamento di alcuni mercati, come quelli nordici.

Il peso delle banche nella Borsa italiana è dimezzato negli ultimi cinque anni e mezzo, passando dal 32% della capitalizzazione totale del 2006 al 16% del giugno 2012, il minimo degli ultimi 15 anni. È quanto emerge dalla pubblicazione Indici e Dati dell'ufficio studi di Mediobanca. Il settore industriale, che a fine 2005 negli anni del boom bancario rappresentava solo il 56% della capitalizzazione totale, ha segnato una ripresa progressiva che lo ha portato fino al 76% del 2011 e al 77% del giugno 2012.

Dal 1996 l'investimento in Borsa ha chiuso in rosso per ben 12 volte su 17 anni e solo in tre casi ha superato il rendimento dei Bot, ovvero a inizio periodo e nella parte finale. Complessivamente la Borsa ha reso il 5,3% medio annuo circa contro - va detto - il 4,05%% dei Bot. Tuttavia, il maggiore rendimento offerto dalla Borsa non sembra essere stato sufficiente a compensare l'investitore per il maggiore rischio assunto, tenuto conto del premio che è normalmente valutato a livello internazionale tra il 3,5% ed il 5%. Certo, un investimento fatto a fine 2011 presenta ora un rendimento del 15,19% contro il 4% scarso dei Bot, ma questo nella sostanza riflette il rimbalzo della Borsa degli ultimissimi mesi.

Sono comunque i settori del listino a fare la differenza: la performance è alimentata dal settore industriale, mentre é decisamente frenata dai finanziari. Per il comparto bancario e per l'assicurativo sono stati perdenti 15 anni su 17, mentre gli industriali hanno chiuso in rosso solo 4 volte. L'investimento in titoli bancari ha regolarmente avuto la peggio rispetto agli industriali, qualunque sia l'anno dell'investimento iniziale. Dal 1996 il rendimento medio annuo dei bancari é dell'1,5% contro il +7,8% degli industriali che in termini cumulati sui 17 anni si traduce in un +28% per i primi contro un assai più cospicuo 250% dei secondi. Ancora più esangue la performance degli assicurativi, pari solo a +17% nei 17 anni, quindi +1% medio annuo. In generale sono state le azioni di risparmio a garantire i redimenti migliori (inclusi i dividendi) con un +8,2%. Le mid-cap fanno segnare +6,3% medio annuo e fanno meglio delle big (4,8%), mentre le small cap si fermano al 4,4%.

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