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Questo articolo è stato pubblicato il 05 dicembre 2012 alle ore 07:24.

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Da 705 dollari a poco più di 570 in poco più di due mesi, per una perdita di quasi il 20%. Lo scivolone di Apple, l'azienda più grande del mondo, fa discutere gli analisti finanziari. Anche se l'azienda di Cupertino resta la più ricca al mondo, la sua capitalizzazione è scesa dai massimi del 21 settembre di ben 117 miliardi di dollari, pari al Pil di una nazione come il Kuwait. In scia all'andamento travagliato della Mela, gli analisti si interrogano sulle prospettive del settore tecnologico, in bilico tra il tradizionale rally di fine anno e i timori legati al fiscal cliff americano. Ecco cosa pensano gli esperti.

La flessione della Mela
«Nel settore tech è difficile se non impossibile mantenere per lungo tempo la leadership incontrastata anche di un prodotto che un'azienda si è inventato di sana pianta - spiega Gabriele Roghi, responsabile gestioni patrimoniali di Invest Banca - : prima o poi i competitor arrivano e allora si torna alla pari o quasi con gli altri e la parabola potrebbe poi diventare discendente, vedi Nokia o RIM (alias BlackBerry) che passano da leader assoluti di mercato ad aziende di cui si mette in dubbio la sopravvivenza nel giro di pochi anni». Anche Apple è condannata a inventarsi o reinventarsi continuamente. Nello specifico, continua Roghi, il calo è fisiologico per una serie di motivi: livelli di crescita di fatturato e utili stimati dal mercato troppo ottimistici; costi della produzione crescenti (alcuni fornitori asiatici, tra cui la stessa Samsung, stanno chiedendo aumenti nell'ordine del 20% per alcune componenti); produzione asiatica dei prodotti Apple "vittima" di recenti manifestazioni sindacali per rivendicare migliori condizioni e aumenti salariali con il conseguente rallentamento della produzione e quindi del lancio di nuovi prodotti, carta vincente della Mela.

Secondo Edoardo Chiozzi Milellire, responsabile per l'Italia di Convictions AM, Apple ha sofferto recentemente a causa di alcuni fattori concomitanti. A partire dalla delusione degli analisti per le ultime trimestrali, in cui i dati sul fatturato hanno deluso le aspettative. In effetti la società ha incontrato delle difficoltà a soddisfare la domanda a causa di strozzature nelle forniture di componenti soprattutto per l'iPhone5.
Ma forse una delle ragioni principali è data dalla paura degli effetti recessivi del "fiscal cliff", con il timore di un incremento della fiscalità che porterebbe gli investitori a realizzare importanti plusvalenze legate all'investimento in Apple per evitare un futuro aumento delle imposte.
«Nulla di fondamentalmente preoccupante per ora - ragiona Chiozzi Milellire - : in termini di valorizzazione e senza contare la possibilità di reinvestire o restituire tramite "buy-back" o super-dividendi la montagna di quasi 100 miliardi di dollari di liquidità, il prezzo dell'azione Apple riflette una valorizzazione più che prudente. Se prendiamo un multiplo di base come il p/e ratio, Apple tratta a meno di 12 volte gli utili previsti per il 2013, cioè è veramente poco caro. Quindi la Mela ci piace sempre e siamo investiti».

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