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Questo articolo è stato pubblicato il 09 dicembre 2012 alle ore 20:54.

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La vera grande minaccia per l'economia statunitense non è la crisi dell'Eurozona, ma il 'fiscal cliff'. È il monito lanciato dal numero uno del Fondo monetario internazionale (Fmi), Christine Lagarde, che mette in guardia Casa Bianca e Congresso americano dai rischi che l'economia americana corre nel caso non si riuscisse a raggiungere un accordo sul piano di riduzione del deficit. Piano per evitare, dall'inizio del prossimo anno, un aumento automatico delle tasse e dei tagli alla spesa.

Mancano solo 24 giorni alla fatidica deadline, e i negoziati tra l'amministrazione Obama e i repubblicani di Capitol Hill sono ancora in alto mare. Uno stallo che ricorda molto il 'disastrò delle trattative dell'estate 2011 sul tetto del debito, che costò agli Usa la perdita della prestigiosa 'tripla À da parte di Standard and Poor's. Ma adesso, se davvero si precipitasse dal baratro del 'fiscal cliff', lo spettro di una nuova recessione negli Usa sarebbe dietro l'angolo. Proprio nel momento in cui l'economia si sta riprendendo e la disoccupazione sta calando.

"L'economia statunitense è meno vulnerabile a ciò che accade all'esterno, per esempio in Europa o in Cina", ha voluto precisare Lagarde in una intervista alla Cnn, invitando l'America a non nascondersi dietro le difficoltà degli altri. "Questo non vuol dire che non ci sono conseguenze che arrivano dalla crisi in Europa - ha spiegato - ma si tratta di conseguenze minori". Per il direttore generale del Fondo monetario, dunque, gli Stati Uniti "sono più esposti alle loro stesse difficoltà che a ciò che accade altrove nel mondo". L'appello inviato a tutte le parti sedute a Washington intorno al tavolo delle trattative è quindi quello di perseguire "un approccio equilibrato che preveda un aumento delle entrate, alzando le tasse e creando nuove fonti di entrate, e tagli alla spesa pubblica".

Il presidente americano Obama ha finora presentato un piano di riduzione del deficit pari a 2.000 miliardi di dollari in dieci anni, basato in gran parte su un aumento delle tasse , soprattutto sui più ricchi. La controproposta repubblicana prevede un calo del deficit di 2.200 miliardi di dollari basato invece soprattutto sul taglio alla spesa pubblica, senza aumento delle tasse per i redditi più elevati.

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