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Questo articolo è stato pubblicato il 21 dicembre 2012 alle ore 08:19.

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Acquirenti cinesi ieri hanno revocato ordini di semi di soia dagli Stati Uniti per 540mila tonnellate. Negli ultimi 14 anni non era mai successo che si verificasse una cancellazione così grande in un solo giorno. Solo martedì, inoltre, Pechino aveva rinunciato a cargo per altre 300mila tonnellate, forse di più se – come sospettano alcuni analisti – provenivano dalla Cina anche altri ordini cancellati per 120mila tonn, che l'Usda ha attribuito ad «acquirenti sconosciuti».
Al Chicago Board of Trade (Cbot) la notizia ha provocato un'accelerazione delle vendite, che ha spinto in ribasso i semi di soia di oltre il 2%, ai minimi da un mese. La discesa ha coinvolto anche il frumento e il mais, i cui prezzi hanno chiuso ai livelli più bassi da luglio. Nel primo caso hanno comunque pesato anche le nevicate nella regione delle Grandi Pianure degli Usa, che porteranno sollievo alle coltivazioni dopo la prolungata siccità estiva. Quanto al mais, ci sono segnali di indebolimento della domanda e la stessa Usda ha comunicato che la settimana scorsa ci sono state esportazioni per appena 120.200 tonn, molto inferiori alle previsioni.
A giudizio di molti analisti, per i semi di soia la reazione del mercato è stata eccessivamente emotiva. Le cancellazioni sembrano essere avvenute non tanto per un calo della domanda da parte del maggiore importatore mondiale, quanto per ragioni di prezzo. «I cinesi – osserva Dave Smoldt, vicepresidente di Intl FcStone – si stanno spostando verso l'offerta sudamericana perché il clima sembra essere favorevole ad ampi raccolti in Brasile. Gli acquisti negli Usa erano una sorta di rete di protezione contro eventuali problemi meteorologici in Brasile e Argentina».
Il Conab, ente governativo brasiliano, prevede in effetti che il raccolto di soia – che potrebbe iniziare già in gennaio – sarà di 82,6 milioni di tonnellate, un record che consentirà al Brasile di diventare il primo esportatore mondiale, scavalcando gli Usa (che soffriranno invece il peggiore raccolto da quattro anni).
La cancellazione di ordini di soia statunitense comporta probabilmente il pagamento di penali. Per i cinesi potrebbe tuttavia essere comunque una scelta conveniente, perché il prezzo dei semi di soia – proprio sulla prospettiva di ottimi raccolti in Sud America – è già sceso di oltre il 15% rispetto a tre mesi fa, quando presumibilmente le spedizioni erano state concordate.
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