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Questo articolo è stato pubblicato il 23 gennaio 2013 alle ore 10:05.

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Lo scandalo derivati si abbatte su Mps. Il titolo, dopo un'iniziale sospensione al ribasso, a fine seduta fa segnare un calo del'8,43%. Discesa che sommata al -5,6% di ieri vanifica di fatto il recente rally della banca. Ma non poteva essere altrimenti. La vicenda Alexandria rischia infatti di spingere il rosso del Monte dei Paschi di Siena del 2012 ben oltre i 2 miliardi di euro.

Si stima infatti che alle svalutazioni di asset immateriali per 1,6 miliardi realizzate nel primo semestre si dovranno aggiungere le perdite su contratti derivati. Quello siglato con Deustche Bank, denominato Santorini, e poi quello recentemente emerso e sottoscritto con Nomura che porta il nome di Alexandria. Solo la seconda, stando alle prime valutazioni, potrebbe pesare almeno 220 milioni di euro. Ma c'è chi scommette che la cifra finale sarà ben più rotonda. Di questo non si dovrebbe parlare ufficialmente nel consiglio di amministrazione della banca convocato per domani. Tuttavia si tratta di un board preparatorio in vista della cruciale assemblea di venerdì.

Quella che dovrà chiedere agli azionisti di consegnare nelle mani del vertice della banca un'apposita delega per chiedere fino a 3,9 miliardi di Monti Bond. Circa 500 milioni in più di quanto previsto che, stando alle recenti spiegazioni dell'istituto, dovrebbero proprio servire «per coprire in via prudenziale gli impatti patrimoniali di eventuali rettifiche di bilancio nonché i costi di chiusura delle operazioni in oggetto».

Lo scandalo Alexandria ieri ha costretto alle dimissioni il presidente dell'Abi, Giuseppe Mussari. Mussari, come è noto, era presidente di Mps all'epoca dell'intesa che la banca sottoscrisse con Nomura sull'operazione Alexandria.

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