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Questo articolo è stato pubblicato il 12 aprile 2013 alle ore 07:21.

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Altro che totem del patrimonio familiare degli italiani. La crisi ha trasformato valore, ruolo e percezione del mattone. E i numeri, da due anni in qua, sono inequivocabili. Quelli di Crif che confrontano le richieste di mutui relativi al 31 marzo scorso sull'anno precedente, segnano un ulteriore calo del 9% di richieste; una flessione rilevante anche se in rallentamento rispetto al -52% a due anni e al -53% a quattro anni. Segno che, forse, si è arrivati a toccare il fondo.

È probabilmente il momento più buio per il mercato immobiliare, colpito dal dimezzamento della propensione al risparmio degli italiani in dieci anni, dalla perdita del posto di lavoro per molti, oltre alla percezione di incertezza che pervade anche le categorie non direttamente colpite dalla crisi.

Le statistiche. I dati presi in esame sono le anticipazioni delle variazioni percentuali mensili (indicate in valori ponderati, cioè al netto dell'effetto prodotto dal differente numero di giorni lavorativi), relative alle domande di mutui raccolte dagli istituti di credito e assemblate nell'Eurisc, il Sistema di Informazioni Creditizie di Crif, che raccoglie i dati relativi ad oltre 78 milioni di posizioni creditizie.

Stop al ricambio mutuo. Al mercato è venuto a mancare nell'ultimo anno un asset che negli ultimi anni lo ha sostenuto: sostituzioni e surroghe hanno di fatto cessato di essere significativamente praticate, mentre negli anni scorsi avevano dato la possibilità alle famiglie di rivedere e rinegoziare i piani di investimento e le condizioni del proprio prestito.

Mattone lontano dal cuore. E in questa fase av modificandosi l'approccio degli italiani all'immobiliare. Ben sei case su dieci vengono acquistate in contanti, tendenza in leggera ma significativa crescita rispetto al passato. Secondo alcuni osservatori si sta affermando la tendenza a vendere appartamenti di grandi dimensioni per poi acquistarne di più piccoli e tenersi la differenza. D'altronde l'esposizione degli italiani al mattone è storicamente rilevante, con il 72% delle famiglie proprietarie della loro abitazione e, quindi, un ampio serbatoio per vendere in caso di necessità. Com'è noto, la percentuale di italiani che dismettono il loro patrimonio per far fronte alle loro necessità ha superato la quota di chi riesce a risparmiare (31% contro 28%, secondo il sondaggio Acri-Ipsos dell'ottobre scorso).

Simone Capecchi, Direttore Sales & Marketing di Crif: «Analizzando il trend della domanda di mutui da parte delle famiglie italiane (quindi non i finanziamenti effettivamente concessi, che potrebbero dipendere anche da politiche di erogazione più restrittive adottate dagli istituti di credito) la debole dinamica in atto può essere attribuita sia a cause razionali (quali la stagnazione del mercato del lavoro, la riduzione del reddito reale a disposizione delle famiglie, la contrazione della propensione di investimento, la maggiore difficoltà ad accumulare risparmi, ecc.) sia a fattori percettivi (quali, appunto, il peggioramento delle aspettative, a prescindere dalla effettiva capacità di far fronte agli impegni assunti, con il conseguente rinvio dell'acquisto)».

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