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Questo articolo è stato pubblicato il 26 aprile 2013 alle ore 06:46.

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Dopo mesi di trincea il settore degli imballaggi e pallet di legno tenta di unire le forze per reagire e tornare a crescere. Al termine di un periodo caratterizzato da incertezze o veri e propri crolli del mercato i numeri a consuntivo 2012 sono infatti tornati a far sorridere (seppure solo in certi settori) gli operatori, soprattutto quelli orientati all'export.
Osservando l'andamento dei pallet a marchio Fitok (tipologia di prodotto rivolta prevalentemente alle esportazioni) a fine anno l'incremento è stato del 4,8%, con una produzione di 1.828.567 metri cubi. In calo, invece, la produzione di pallet destinati ai mercati interni e alla grande distribuzione (marchio Epal) che hanno chiuso il 2012 a -14,8% (totale 2012, 4.928.059 pallet) anche se con differenze sostanziali tra “nuovo” e “riparato”: se il primo ha registrato un pesante rallentamento dell'output, il secondo è cresciuto del 6,4 per cento.
«Possiamo dire che il settore nel suo insieme ha tenuto – spiega Ettore Durbiano, presidente di Assoimballaggi di FederlegnoArredo – anche se a essere premiate sono state soprattutto le aziende impegnate nell'export e quelle che hanno investito, pur tra enormi difficoltà ad accedere al credito, per ottenere maggiore valore aggiunto dal manufatto».
Per rianimare il mercato interno sono invece necessari interventi più diretti quali la reverse charge dell'Iva nei pallet e il recente accordo tra Assoimballaggi, Conlegno e Rilegno che ha portato «alla riduzione del contributo ambientale Conai per le imprese che immettono sul mercato pallet di legno controllati in un sistema monitorato, come il sistema Epal, mantenendolo negli 8 euro a tonnellata, ma solo sul 40% del peso del manufatto», aggiunge Durbiano.
A preoccupare gli operatori del settore è soprattutto il fronte dei prezzi e del reperimento dei segati, come spiega Livia Ghirardi, membro del consiglio direttivo di Assoimballaggi: «A metà aprile ci siamo trovati di fronte a incrementi significativi del prezzo della materia prima. È una situazione difficile, perché i produttori hanno difficoltà a reperire materiale e numerose segherie austriache e tedesche stanno sospendendo la produzione perché con i tronchi a 110 euro al metro cubo non riescono a coprire i costi».
L'impennata dei prezzi nell'ultimo mese è stata di 15 euro (pari a un incremento del 10%) che equivale a un aumento sul prodotto finito di circa 30 euro al mc. Una situazione difficile da gestire da parte delle aziende italiane del settore che, in presenza di un mercato stagnante, hanno serie difficoltà ad aumentare i prezzi. «Come sempre sarà il mercato a decidere, ma per ora le prospettive sono preoccupanti», commenta Ghirardi.
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