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Questo articolo è stato pubblicato il 07 maggio 2013 alle ore 06:44.

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A tre settimane dal crollo che ha portato l'oro in territorio di bear market, le quotazioni sono risalite ad un ritmo che molti osservatori giudicano incoraggiante: il lingotto – pur restando in ribasso di circa il 12% da inizio anno – ha recuperato quasi il 10% dal minimo di 1.321,35 dollari l'oncia di metà aprile. Ieri quotava intorno a 1.470 $, mostrando di aver reagito in fretta al cedimento di venerdì, quando aveva lasciato sul terreno 25 $/oz in risposta ai dati sull'occupazione Usa, migliori del previsto e dunque potenzialmente forieri di una conclusione anticipata delle operazioni di riacquisto di bond della Federal Reserve.
Prevedere quale direzione prenderanno i prezzi dell'oro, tuttavia, in questo momento è particolarmente difficile, tanto che persino i maghi della speculazione appaiono divisi. Nel tradizionale raduno annuale di Omaha, nel Nebraska, Warren Buffett ha respinto ogni tentazione ad acquistare dopo il recente ribasso: «Se l'oro scendesse a 1.000 $ non lo comprerei. Non lo farei nemmeno se andasse a 800 $. Non mi ha mai interessato».
Nonostante la batosta accusata negli ultimi mesi, John Paulson continua invece a professare la sua fede nel lingotto. E non è l'unico tra i gestori di hedge fund. Anche Elliott Management ha detto ai clienti che continua a considerarlo «unico e insostituibile» come riserva di valore, tanto più che «non è stato raggiunto nulla che assomigli a una normalizzazione delle condizioni economiche e finanziarie globali». Threadneedle Investments mette invece l'accento sulle politiche superespansive delle banche centrali, che non si stanno affatto esaurendo, come ha dimostrato la settimana scorsa la Banca centrale europea: «Continuo a essere rialzista sull'oro nel lungo termine – ha detto il fund manager David Donora – Il fattore chiave che sostiene questa opinione è il ruolo attivo delle banche centrali nell'indebolire le proprie monete stampando denaro».
Al Comex, intanto, i fondi sono tornati a rimpolpare le posizioni rialziste (che peraltro non hanno mai smesso di superare quelle ribassiste): la Commodity Futures Trading Commission (Cftc) indica che nella settimana al 30 aprile le posizioni nette lunghe, o all'acquisto, sono salite del 19% a 54.762 contratti, tra futures e opzioni. Le posizioni corte, benché diminuite del 9,2%, restano comunque triple rispetto alla media registrata dal 2006, quando inizia la serie dei dati.
L'incognita numero uno per il mercato dell'oro restano gli Etf. I riscatti in aprile hanno raggiunto un nuovo record: 176 tonnellate, secondo Barclays, contro il precedente primato di 111 tonn. che risaliva soltanto a febbraio. Tenuto conto dei riscatti di maggio (17 tonn. finora), nel 2013 il patrimonio si è ridotto di 353 tonn, a fronte di un flusso netto positivo di 279 tonn. nel 2012. «La vulnerabilità ad ulteriori riscatti – osserva Barclays – potrebbe diminuire se il prezzo dell'oro tornasse a superare 1.500 $/oz». D'altra parte, aggiunge la banca, al momento sembra più probabile che le quotazioni scendano verso il supporto di 1.439 $, piuttosto che varcare la resistenza, molto robusta, di 1.522 $.
Aprile è stato un mese da primato anche per la domanda fisica di oro: la Us Mint ha venduto monete d'oro per 209.500 once, il massimo da dicembre 2009. Da inizio anno i volumi ammontano a 512mila oz, contro le 753mila del 2012. Ma la corsa all'acquisto si sta moderando (in maggio siamo a quota 10mila oz) e anche in Asia c'è qualche segnale di raffreddamento dell'interesse, dopo il boom del mese scorso. In India, in particolare, un freno importante potrebbe arrivare non solo dal rialzo dei prezzi: la Banca centrale ha imposto agli istituti di importare esclusivamente per conto di clienti e solo nelle quantità necessarie per lavorare gioielli da esportazione.
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