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Questo articolo è stato pubblicato il 29 agosto 2013 alle ore 06:55.

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I piumini Moncler a un passo da Piazza Affari. È prevista per settembre l'accelerazione finale del progetto per l'approdo della griffe creata da Remo Ruffini alla Borsa di Milano. A settembre saranno infatti depositati i filing per la quotazione a Consob e Borsa Italiana. E, dopo i necessari semafori verdi da parte delle autorità di mercato, la quotazione dovrebbe avvenire nel prossimo novembre, al massimo per fine anno.
I passi per il cammino di Moncler sarebbero quindi segnati, anche se tra gli osservatori vicini all'operazione resta un certo timore per la situazione dei mercati, colpiti negli ultimi dalle vicende legate alla crisi in Siria. Senza dimenticare che la Borsa di Milano resta osservata speciale per i contraccolpi di una possibile crisi di governo.
Insomma, facendo i debiti scongiuri, questa volta Moncler dovrebbe davvero quotarsi in Borsa, riuscendo nell'impresa che a Ruffini non era riuscita nel 2011, quando a pochi metri dal traguardo era intervenuta Eurazeo, calando l'asso pigliatutto.
Ma l'imprenditore e direttore creativo Remo Ruffini, che del successo di Moncler è stato l'artefice, assieme agli altri soci (appunto i francesi di Eurazeo e il private equity americano Carlyle) ha ancora indicato la direzione della Borsa. Lo avrebbe fatto, sempre secondo i rumors, rifiutando offerte, alternative alla quotazione, da parte di colossi internazionali del lusso che si sarebbero avvicinati al dossier.
Così sono stati scelti gli advisor finanziari e legali (Lazard, Claudio Costamagna e gli avvocati di Latham & Watkins), come pure il pool di banche per lo sbarco ufficiale: Bank of America Merrill Lynch, Goldman Sachs e Mediobanca come joint global coordinator, da un lato, e Banca Imi, Jp Morgan e Ubs come joint bookrunner.
Secondo i rumors si dovrebbe trattare di un'Opvs, un'offerta pubblica in vendita e sottoscrizione: anche se l'aumento di capitale non dovrebbe essere di grandi dimensioni. Di sicuro l'aspetto più sensibile resta la valutazione dell'azienda. Ed è su questo tema cruciale starebbero lavorando Remo Ruffini assieme agli altri soci e agli advisor. Le valutazioni che nell'ultimo anno sarebbero arrivate da numerose banche d'affari si attesterebbero in una forchetta che va da 2,5 a 3 miliardi di euro (come valore d'impresa). Al riguardo, c'è da ricordare che ad inizio agosto la Tip di Gianni Tamburi tramite la newco Clubsette ha acquisto una minoranza del 14% nella Ruffini partecipazioni, la holding del patron del gruppo dei piumini. L'operazione ha valorizzato Moncler 2,3 miliardi di euro, ma il calcolo sembra poco attendibile visto che si tratta di un investimento a monte nella holding (con una serie di lock up) e non nella società operativa.
Di sicuro, i termini di riferimento della valutazione saranno gruppi quotati come Prada, Ferragamo e Brunello Cucinelli. In genere nel lusso i multipli sono di almeno 13 volte il margine operativo lordo e inoltre Moncler può contare su tassi di crescita molto elevati negli ultimi due anni. Quindi, se si considera che il Mol di Moncler a fine 2013 dovrebbe essere attorno ai 200 milioni (anche con l'esclusione dei marchi no-core di Sportswear Industries che saranno ceduti) il valore d'impresa del gruppo dei piumini (che ha mostrato un incremento delle vendite del 18%, a 183 milioni nel primo semestre 2013) potrebbe essere attorno a 2,6-2,7 miliardi. Con un debito di 230 milioni, in Ipo l'azienda potrebbe dunque valere 2,3-2,4 miliardi.
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