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Questo articolo è stato pubblicato il 09 ottobre 2013 alle ore 23:59.

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Draghi difende l'euro «irreversibile» e spinge sull'Unione bancaria - Il governatore: «Creare un'identità europea»

dal nostro inviato Alessandro Merli

WASHINGTON – Il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, difende l'euro «irreversibile» davanti a una platea di economisti americani da tempo scettici e spinge sull'unione bancaria.
In un discorso all'università di Harvard, Draghi ha sostenuto ancora una volta l'importanza dell'unione bancaria per l'euro. «Quando avviene la frammentazione del sistema bancario – ha detto Draghi – questo mina non solo l'unicità della moneta, ma anche le condizioni della concorrenza». Quando in un mercato unico, un'impresa spagnola riceve un finanziamento da una banca del suo Paese a un tasso d'interesse più alto di quello che otterrebbe da una banca olandese, ha detto a titolo di esempio, si crea un problema sistemico: non siamo più davanti a un mercato unico per i capitali «Questo – ha concluso – è quello che l'unione bancaria vuole capovolgere».

L'unione bancaria può giocare un ruolo importante per spezzare il circolo vizioso fra banche e debito sovrano, ma ha bisogno anche dell'aiuto della politica fiscale, secondo il banchiere centrale italiano, il quale ha ricordato come peraltro i Paesi europei abbiano fatto grandi progressi su questo fronte: il deficit primario dell'area euro è sceso dal 3,5% del 2009 allo 0,5% del 2012, mentre negli Stati Uniti era l'anno scorso attorno al 6%. Il trasferimento di poteri a livello europeo in materia fiscale con le recenti riforme, ha detto Draghi, non è una perdita di sovranità, ma un rafforzamento del pilastro fiscale dell'unione, in un modo che ridà credibilità alle politiche di bilancio renendole più efficaci.

Il presidente della Bce ha ricordato anche ai suoi interlocutori che a lungo hanno pensato «nelle ore buie della crisi» che l'euro sarebbe saltato. Si sono sbagliato, ha detto, sottovalutando l'impegno degli europei verso la moneta unica. L'area dell'euro ha creato dal 1999, ha sostenuto Draghi, 600mila posti di lavoro in più degli Stati Uniti e, mentre durante la crisi la disoccupazione è aumentata di più in Europa che negli Usa, l'occupazione è calata su questa sponda dell'Atlantico più che nel Vecchio continente. «L'euro è irreversibile», ha concluso Draghi.

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