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Questo articolo è stato pubblicato il 13 dicembre 2013 alle ore 10:22.

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Dopo la Cina si muove anche l'Europa nei confronti dei Bitcoin, la valuta virtuale che sta spopolando in questi ultimi mesi, soprattutto in Asia. la fa attraverso l'Eurobean banking authority (Eba), ovvero l'organismo di controllo del sistema bancario europeo noto finora al grande pubblico soprattutto per gli «stress test» condotti non senza critiche in due riprese negli ultimi anni. Per l'Eba i Bitcoin sono e restano appunto una moneta virtuale, e come tale non garantiscono all'utilizzatore alcuna forma di tutela in caso di perdite.

Non si tratta per la verità del primo intervento a livello europeo: dopo la banca centrale cinese, anche la Banca di Francia aveva lanciato un grido di allarme. Le parole dell'Eba, affidate a un comunicato, rappresentano però la prima iniziativa ufficiale a livello comunitario. «Attualmente non esiste nell'Unione europea alcuna protezione specifica per salvaguardare i consumatori da perdite finanziarie nel caso in cui una piattaforma che scambia o detiene valute virtuali fallisca o chiuda», scrive l'authority presieduta da Andrea Enria, che per tre mesi sta studiando le monete virtuali (oltre 100 nel mondo attualmente in circolazione) e sta valutando la possibilità di regolarle. «Ci sono stati riportati casi - prosegue la nota dell'Eba - di consumatori che hanno perso significativi quantitativi di monete virtuali , con poche prospettive di venire rimborsati. Inoltre, usando valute virtuali per le transazioni commerciali, i consumatori non sono protetti da nessuna legge Ue sui rimborsi».

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