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Questo articolo è stato pubblicato il 24 gennaio 2014 alle ore 16:43.
L'ultima modifica è del 24 gennaio 2014 alle ore 20:35.

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L'Argentina ha deciso ieri una brusca svalutazione del peso, la valuta nazionale, che ha riportato sui mercati i timori di una crisi finanziaria nella seconda economia per importanza in America Latina. Il calo di oltre il 15% accusato dalla valuta argentina nei primi scambi ieri ha costretto la Banca centrale a ritornare sul mercato per vendere dollari, limitando cosi' il ribasso a fine seduta all'8% che rappresenta, comunque la perdita piu' ampia per il peso su base giornaliera dal default da 95 miliardi di dollari e dalla pesante svalutazione del 2002. La valuta argentina ha superato ieri la soglia simbolica di 8 peso per un dollaro dopo aver sfondato il giorno prima quella dei 7 peso, uno choc per gli argentini che negli anni '90 vivevano nella parita' tra peso e dollaro.

La valuta ha toccato un minimo giornaliero di 8,34 peso per un dollaro ieri per poi chiudere a quota 8,01. La svalutazione, nemica di risparmiatori e investitori, accumulata in due giorni e' del 13,9% e quella delle prime tre settimane del 2014 e' pari al 18,6% contro il 24% di tutto il 2013. Il Governo argentino, per tramite del premier, Jorge Capitanich, ha annunciato l'allentamento delle restrizioni in vigore da oltre due anni sugli acquisti di valuta estera, e cioe' di dollari, da parte di cittadini privati, sottolineando come "il prezzo del dollaro abbia raggiunto un livello di convergenza accettabile con gli obiettivi di politica economica" del Paese.

Un brusco cambiamento di rotta dopo che dall'ottobre 2011 l'amministrazione della presidente Cristina Kirchner aveva 'razionato' con parsimonia la quantita' di dollari a disposizione di privati e imprese nel tentativo di proteggere le riserve internazionali del Paese. La stessa Kirchner aveva affermato il 6 maggio scorso che il peso non sarebbe stato svalutato ma una mossa in questo senso veniva reclamata da tempo dalle imprese, in particolare da quelle export. Dopo aver speso oltre 4,5 miliardi di dollari nel 2013 per difendere la valuta nazionale, la Banca centrale e' intervenuta per almeno 100 milioni di dollari ieri per limitare il crollo del peso e le valute internazionali del Paese hanno terminato la giornata a un nuovo minimo da oltre sette anni di 29,3 miliardi contro un picco di 52,6 miliardi a inizio 2011. Da quando Kirchner ha deciso un ampio rimpasto, nominando uomini nuovi a capo del ministero dell'Economia e della Banca centrale il 18 novembre scorso, il peso si e' svalutato del 25%, un record a livello mondiale. Intanto, l'inflazione ha raggiunto il 25-30% in Argentina nel 2013, secondo stime private (10,9% secondo il Governo) e viene prevista in ulteriore aumento quest'anno.
Nel solo mese di dicembre, sempre secondo stime private, potrebbe toccare il 5%.

Il ministro argentino dell'Economia, Axel Kicillof, nel corso di una intervista a Radio Continental, ha dichiarato: «C'é stato un attacco speculativo molto forte. C'è stata una domanda di acquisto di 3,5 milioni di dollari a 8,40 peso da parte della Shell, che avrebbe potuto comprare a 7,20 peso».

Fmi: «Saremmo felici di aiutare l'Argentina»
Il Fondo monetario internazionale sarebbe «felice» di aiutare l'Argentina, che si trova ad affrontare una forte svalutazione della sua moneta. In ogni caso, non si sono relazioni ufficiali tra Fmi e le autorità di Buenos Aires. Lo ha dichiarato Zhu Min, direttore aggiunto del Fondo, parlando al Forum di Davos. Il Fmi sarebbe «più che felice di aiutare» l'Argentina, «ma come voi sapete non abbiamo relazioni ufficiali dal 2004», ha detto Zhu Min, aggiungendo che il Fondo «sorveglia molto attentamente» la situazione.

Crollano i Tango Bond del 4,7%
La tempesta valutaria del peso si è riflessa ovviamente anche sui titoli del paese sudamericano. I tango bond con scadenza 2017 hanno perso oggi il 4,7%, con un calo a 79,5 da 83,5 cents, facendo impennare i rendimenti al 17%. «There's nothing to scoff at», «Non c'è più niente da ridere» dice un operatore, facendo riferimento al cambio di scenario in corso: l'anno scorso i titoli di Stato argentini si erano rivalutati del 19%. E c'è chi ora considera di acquistare a questi prezzi: Ezekiel Bidau di ACP Securities dice che sta lentamente aumentando l'esposizione del suo portafoglio di titoli argentini a scadenza 2015; scesi anch'essi a 92.5 cents dai 97c di ieri.

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