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Questo articolo è stato pubblicato il 10 marzo 2014 alle ore 17:40.
L'ultima modifica è del 10 marzo 2014 alle ore 22:17.

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Avvio di settimana contrastato per i mercati azionari europei dopo le tensioni di venerdì scorso. Wall Street chiude su una nota negativa la prima seduta della settimana. I mercati hanno risentito dell'inatteso calo delle esportazioni cinesi, che ha lasciato gli investitori con un punto di domanda sullo stato della crescita economica globale. Restano inoltre le preoccupazioni sul fronte ucraino dopo le tensioni che si sono riaccese con la Russia. Il Dow Jones ha perso lo 0,2%, il Nasdaq è calato dello 0,06% e lo S&P 500 ha terminato appena sotto la parità.

Milano reginetta europea
A Milano, il Ftse Mib ha chiuso a +0,58% al termine di una giornata piuttosto volatile. In rosso gli altri listini del Vecchio Continente, in particolare Francoforte (-0,9%) appesantiti nel pomeriggio dall'avvio debole di Wall Street a 5 anni esatti dall'inizio del rally. (segui in diretta gli indici). Non si è invece praticamente mosso l'euro, sul quale l'attenzione resta comunque puntata sul super-euro, che oggi si è attestato leggermente al di sotto di 1,39 dollari (Cambio euro/dollaro e convertitore di valute). Ancora in calo lo spread BTp-Bund a 174 punti base, con il rendimento del decennale italiano al 3,36%.

L'export cinese condiziona l'Asia
Qualche tensione (soprattutto sui listini asiatici) l'hanno provocata i deludenti dati sulla bilancia dei pagamenti, che a febbraio ha mostrato un deficit inatteso di 23 miliardi di dollari dovuto soprattutto al calo dell'export (-18,1%, mentre si attendeva un progresso del 7,5%) . Lo yuan è sceso dello 0,5% registrando il peggior deprezzamento giornaliero nei confronti del dollaro dal 2008 e condizionando anche la marcia dei listini asiatici.La Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dell'1,1%, influenzata anche dalle prese di beneficio innescate dai vigorosi rialzi della scorsa settimana e in attesa delle decisioni di politica monetaria della Banca del Giappone (Boj) nella riunione in programma domani.

L'Europa stretta fra super-euro e Ucraina
Hanno continuato a farsi sentire anche le continue schermaglie fra Mosca e Kiev. «Ci aspettiamo che l'escalation delle tensioni in vista del referendum in Crimea di domenica prossima possano dominare la scena sui mercati anche nel resto della settimana», sottolinea Vincenzo Longo, Market Strategist di Ig. Si spiega infatti soprattutto in questo modo la maggior debolezza di Francoforte, mentre non si sono visti particolari risvolti sul piano valutario. A proposito del super-euro, gli analisti sembrano concordi sulla difficoltà della moneta europea a rimanere a livelli così elevati, considerato che la Fed sta avviando politiche restrittive mentre la Bce è costantemente tentata da nuove misure espansionistiche sul fronte monetario. Ma in una situazione di tensione geopolitica, spesso le valute si muovono su binari diversi da quelli dettati dalla teoria economica.

Va ad esempio considerata, come ha ribadito la Banca dei Regolamenti internazionali (Bri) ieri, la fuga degli investitori dai mercati emergenti (con il conseguente ritorno di liquidità sui mercati europei) a causa delle «incertezze politiche e alle differenze nelle stime di crescita» rispetto al passato. Sempre la Bri, nel suo rapporto trimestrale, ha ricordato il balzo dei titoli di debito, che ha raggiunto a livello globale la soglia dei 100mila miliardi. Complice, anche qui, l'abbondante liquidità sul mercato e il balzo del ricorso all'indebitamento sul mercato delle amministrazioni pubbliche, con un +80% rispetto al periodo pre-crisi.

UniCredit trascina Piazza Affari
Il listino milanese è avanzato grazie soprattutto al rimbalzo dei titoli del settore bancario, in particolare Unicredit, alla vigilia della diffusione dei dati di bilancio. Secondo quanto riferito da fonti anonime a Reuters, domani è attesa la definizione dei criteri per la conduzione degli stress test della Bce: il punto chiave per le banche italiane rimane la definizione di credito deteriorato (non-performing loan). Bene anche A2a e Atlantia, realizzi invece su Yoox. Debutto incerto per Gala, che sull'Aim Italia ha realizzato la raccolta più elevata del listino per le Pmi e registrato un prezzo inferiore dell'1,2% rispetto a quello di Ipo. Intanto secondo l'Istat la produzione industriale è aumentata a gennaio dell'1% rispetto al mese precedente e dell'1,4% rispetto a gennaio 2013 (dato quest'ultimo corretto per gli effetti del calendario, quello «grezzo» segna invece un calo dell'1,7%).

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