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Questo articolo è stato pubblicato il 11 marzo 2014 alle ore 07:24.
L'ultima modifica è del 11 marzo 2014 alle ore 10:43.

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(Reuters)(Reuters)

Non c'è pace per Bitcoin. Quella che doveva essere la moneta del futuro, lo strumento finanziario più rivoluzionario degli ultimi anni, rischia di passare agli annali come una delle più grandi truffe della storia, con tanti cari saluti da parte di banche e istituti di credito tradizionali ai quali la fine della criptomoneta non dispiacerebbe affatto. Perché del resto Bitcoin, dal momento della sua nascita (2009) ha sempre dichiarato guerra proprio alle banche, proponendosi come sistema di pagamento anti-sistema.

Nelle ultime settimane è scoppiata la grana Mt.Gox. La piattaforma di exchange giapponese, che al momento del suo crack era la terza al mondo per volume di scambi di bitcoin, ha dichiarato bancarotta. E nelle ultime ore ha fatto ricorso, negli Stati Uniti, al Chapter 15, un particolare capitolo del codice fallimentare americano che serve per facilitare la gestione dei casi di insolvenza quando riguardano società con soggetti coinvolti in più di un Paese.

Col fallimento di Mt.Gox sono spariti nel nulla 750mila Bitcoin di proprietà di migliaia di utenti (più altri 100 mila di proprietà della stessa società). Che in valori reali ammontano a una perdita di circa 473 milioni di dollari (345 milioni di euro).

Nella notte di domenica, però, un gruppo di hacker ha deciso di bucare Mt.Gox violandone i server a caccia di informazioni su ciò che ha fatto realmente il CEO Mark Karpeles. Successivamente sono stati pubblicati tutti i dati sul sito personale dello stesso dirigente del Bitcoin exchange. Un pacchetto di 750 megabyte nel quale è presente di tutto. Anche alcuni fogli di calcolo elettronico che attesterebbero un dato importantissimo: Mt.Gox avrebbe nel suo caveau un milione di Bitcoin. Quanto questa notizia sia vera è difficile dirlo. Potrebbe essere la trovata di qualche hacker, in cerca di piazzare qua e là un po' di malware. Ma chi lo sa?

Roubini contro bitcoin. A peggiorare lo stato di salute del già malmesso Bitcoin ci ha pensato Nouriel Roubini, noto economista celebre per le sue posizioni sulla crisi finanziaria. Roubini ha twittato, più volte nelle ultime ore, tutte le sue perplessità sulla criptomoneta definendola uno «schema Ponzi», un «modo poco efficiente di accumulare valore». E poi ancora: «Bitcoin non è una moneta» e «viene usata per attività illegali e non è al sicuro da attacchi hacker».

Roubini si è detto convinto che Bitcoin non ha alcun futuro. Nessun prodotto, attualmente, è prezzato in cripto valuta. E a suo avviso ciò non avverrà neanche in futuro. L'economista si è poi concentrato sull'eccessiva volatilità della valuta, passata in una anno da 14 dollari (dati gennaio 2013) e quasi 1.200 dollari (dati novembre 2013) per poi crollare nuovamente. E si è lasciato andare in un tweet eloquente: «La volatilità di bitcoin implica enormi rischi per il mercato».

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