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Questo articolo è stato pubblicato il 05 agosto 2014 alle ore 07:46.

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La marcia borsistica del governatore Zhou Xiaochuan sulle aziende italiane quotate sembra inarrestabile. Come non detto, People's Bank of China ha continuato a rastrellare azioni a soli 5 giorni dall'incontro, il 24 luglio, a Pechino, con la delegazione italiana guidata dal ministro del Tesoro, Pier Carlo Padoan.

Il quale aveva smentito («il tema non e' all'ordine del giorno») che nell'incontro con il governatore si sarebbe parlato di nuovi passi in Piazza Affari. Le note Consob raccontano, invece, tutta un'altra storia: il governatore della People's Bank of China, Zhou Xiachuan, ha allocato ancora le sue riserve in titoli di aziende italiane il 29 luglio sfondando il tetto della partecipazione rilevante. Fiat al 2,001, Telecom al 2,081 e Prysmian (che vanta un partner cinese, peraltro) al 2,018: una tripletta che si aggiunge agli acquisiti recenti in Enel e Eni.
Mossa fulminea, da mettere in relazione anche alla visita di Stato, il 12 giugno scorso, del premier Matteo Renzi con il quale il governatore Zhou s'era rammaricato: vorremmo fare di piu' - aveva detto - ma quella soglia del 2% e' troppo bassa per noi, soltanto l'Italia ne ha una cosi' alta in Europa.
In quella occasione Zhou aveva anche ammesso che la People's Bank of China detiene asset azionari italiani per 8 miliardi di euro e in equities e titoli di Stato una somma ancora piu' alta.

Per i cinesi, dunque, la soglia del 2% che fa scattare l'obbligo di denuncia alla Consob per le partecipazioni rilevanti e' troppo bassa, vorrebbero avere piu' mano libera. Matteo Renzi si sarebbe impegnato a cambiarla, la norma. Nel frattempo People's Bank non e' rimasta a guardare.
Il punto e' che la Cina e' molto riservata sulla composizione delle sue risorse e il governatore di tanta riservatezza e' il sacerdote. Per quelle valutarie si va a spanne, e' un segreto di Stato vero e proprio, si stima che una percentuale tra il 60 e il 70 per cento e' destinata ad asset in dollari, in gran parte titoli del Tesoro. I rapporti con Safe e Cic, che si occupano della valuta estera e degli investimenti esteri, complicano le cose, proprio adesso che la Cina vuol diversificare. Quindi, in sintesi: meno si comunica
e meglio e'.

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