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Questo articolo è stato pubblicato il 20 ottobre 2014 alle ore 19:50.
L'ultima modifica è del 21 ottobre 2014 alle ore 09:28.

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Il ceo di Fca, Sergio Marchionne, durante l’esordio a Wall Street del titolo della casa automobilistica lunedì 13 ottobre (Reuters)Il ceo di Fca, Sergio Marchionne, durante l’esordio a Wall Street del titolo della casa automobilistica lunedì 13 ottobre (Reuters)

Non si può dire che Sergio Marchionne non creda in Fiat Chrysler. L'amministratore delegato di Fca ha acquistato la settimana scorsa 335mila titoli provenienti dall'esercizio del diritto di recesso, pagandoli quindi 7,727 euro l'uno – più del prezzo di Borsa – e investendo un totale di quasi 2,6 milioni di euro.

Il manager ha «sostenuto» il titolo in occasione del recesso più di quanto non abbia fatto la stessa Exor, che di Fca ha il 30%: Marchionne si è infatti fatto carico dello 0,5% circa dei titoli consegnati (5% di quelli ridistribuiti fra i soci), mentre la holding non ne ha acquistati. L'operazione, comunicata ai mercati venerdì, ha portato il portafoglio di azioni Fca di Marchionne a oltre 6,8 milioni, che divise per un totale di titoli ordinari pari a 1,202 miliardi danno una quota dello 0,56% del capitale della nuova holding. In realtà la divisione per il totale delle azioni, comprese quelle speciali, dà una percentuale dello 0,42%; i titoli speciali godono peraltro di diritti patrimoniali limitati e i dividendi di loro competenza non vengono distribuiti.

A febbraio nuova assegnazione
Il prossimo febbraio il manager riceverà altri 2,333 milioni di titoli Fca (e 366mila di Cnh Industrial) in base ai piani di stock grant varati nel 2012; una parte di essi verrà verosimilmente ceduta – come nelle occasioni precedenti – per far fronte agli obblighi fiscali. Il totale si avvicinerebbe comunque a quota 9 milioni, il grosso dei quali rappresentato dagli stock grant (assegnazioni di titoli gratuiti).

La prima stock option è “out of the money”...
Un capitolo a parte è rappresentato dalle stock option che il manager ricevette nei primi anni di presenza al Lingotto (2004 e 2006, rispettivamente). Entrambe sono già esercitabili, e la seconda di esse – maturata per un totale di 6,25 milioni di titoli Fca e altrettanti Cnh Industrial – scade tra due settimane, e precisamente lunedì 3 novembre. Purtroppo per Marchionne, il guadagno teorico è per ora pari a zero: lo strike price (prezzo di esercizio dell'opzione) è infatti di 13,37 euro per ciascuna coppia di azioni (un titolo Fca e uno CnhI), mentre la somma delle due quotazioni di chiusura di ieri a Milano era di 13,31 euro. Il risultato finale dipenderà, oltre che dall'andamento dei mercati, dai conti trimestrali che le due aziende annunceranno a fine ottobre.

...ma la seconda vale oltre 70 milioni
Più promettente è la stock option più vecchia, attribuita nel 2004 e successivamente prorogata fino a fine 2015 quando diventò evidente che non sarebbe stata remunerativa per il manager: l'opzione su 10,67 milioni di titoli (sempre uno Fca e uno CnhI) ha prezzo di esercizio di 6,583 euro e vale attualmente una plusvalenza (al lordo delle tasse) di oltre 70 milioni di euro.

Fca, scambi ridotti a Wall Street
La quotazione di Fca a Wall Street, dopo il debutto di lunedì scorso, prosegue intanto con scambi in dosi ridotte rispetto a quelli di Milano: meno di 1 milione di pezzi scambiati ieri a metà seduta contro i 15,5 milioni di titoli negoziati a Piazza Affari. Il road show di Marchionne per convincere gli investitori Usa dovrebbe aver luogo a novembre, dopo il cda sui conti trimestrali che dovrebbe far chiarezza anche sull'eventualità di una ricapitalizzazione.

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