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Questo articolo è stato pubblicato il 12 novembre 2014 alle ore 07:11.

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Per qualcuno – i più abituati a lamentarsi - non sarà una grossa novità, ma in effetti è un vero e proprio tabu che è caduto: per la prima volta una banca propone ai propri clienti un tasso di rendimento relativo ai depositi negativo. Mi spiego meglio: per ogni cento euro depositati presso un conto corrente bancario dell'istituto di credito, quest'ultimo riconosce dopo un anno una giacenza pari a 99,75 euro. Dal che se ne ricava che il cliente deve pagare per poter depositare i proprio risparmi presso un istituto di credito. E magari sentirsi privilegiato per questo.

Certo, il tasso negativo non è particolarmente rilevante: analogo a quello della remunerazione degli attivi (quando sono previsti). Quel che è rilevante è che a decidere la mossa, a partire dal 1° novembre, è Deutsche Skatbank, istituto di credito tedesco che applica queste condizioni alla clientela private, con depositi superiori ai 500mila euro. Ovviamente, così come accade in Italia, il limite massimo riconosciuto al sottoscrittore di un c/c in caso di insolvenza del suo istituto bancario è decisamente inferiore al mezzo milione di euro e si ferma a 100mila.

Insomma, tenere i soldi in banca diventa un costo. Inevitabile, o quasi, in epoca di tassi a breve negativi, come accade da tempo nel mercato tedesco e alle banche dell'Eurozona che devono pagare la Bce, per depositare i loro denaro presso la banca centrale, da quando questa ha introdotto i tassi negativi. Non solo in Italia, dunque, ma anche nei laender teutonici, dunque, il legame banche -titoli di Stato è un vincolo doppia mandata, che lega insieme il Tesoro e gli istituti di credito.

In effetti l'applicazione di tassi negativi non è una novità assoluta: le banche si fanno pagare da anni nell'ambito di operazioni con collaterale, ad esempio. E sono molti gli istituti di credito la cui remunerazione è rappresentata dal trattenimento di una quota degli attivi conferiti. Da Rbc (Royal Bank of Canada) a Bank of New York, molti istituti offrono alla clientela corporate o istituzionale forme di allocazione degli attivi in cambio di strumenti collaterali. Alcuni di questi sono titoli di Stato “stripped” : Btp, ad esempio, da cui si ottiene una serie di titoli zero coupon da ciascuno di essi, tanti quante sono le cedole del titolo originario. Meccanismi complessi che vengono messi in campo in occasione di operazioni articolate e che necessitano – nel caso del “coupon stripping“ – dell'apertura di un conto aperto presso Monte Titoli spa, ma solo da parte di soggetti “lordisti”, esclusi cioè dall'applicazione dell'imposta sostitutiva sugli interessi (d.lgs. n. 239 del 1 aprile 1996).

L'offerta retail è un'altra cosa e prevede anche presidi di vigilanza differenti. A conti fatti sono molti i risparmiatori che si lamentano per la scarsa remunerazione dei conti correnti e le commissioni applicate. Certo, non sono proprio le banche i soggetti in prima linea che agevolano la trasmigrazione dei clienti da un istituto a un altro. Resta il fatto che il numero dei clienti bancari che decidono di cambiare banca ogni anno è inferiore, seppur di poco, al tasso europeo.

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