Finanza & Mercati

Borse ko per lo stallo greco. E Italia e Spagna tornano nel mirino dei…

borse ko sullo stallo greco

Borse ko per lo stallo greco. E Italia e Spagna tornano nel mirino dei trader

A sentire la gran parte gli operatori sarebbe soltanto un pretesto per riportare a casa una fatta dei (lauti) guadagni messi a segno da inizio anno e anche nei mesi precedenti, pochi invece pensano al momento che la crisi greca possa davvero mettere i bastoni fra le ruote ai mercati condizionati dalle continue iniezioni di liquidità della Banca centrale europea (Bce). L'incertezza perdurante e crescente che circonda le vicende legate alla Grecia ha però sortito il risultato di riportare un po' l'attenzione sul rischio effettivo che si corre nell'investire nel debito di un Paese della «periferia» europea.

La misura, sotto questo aspetto, la forniscono i rendimenti dei titoli di Italia, Spagna e Portogallo: tutti in forte rialzo nelle due ultime sedute oltre a quelli greci; tutti tornati su livelli precedenti al 9 marzo, cioè al giorno fatidico nel quale sono iniziati gli acquisti condotti da Francoforte. Il BTp decennale, per esempio, è risalito all'1,48% come non accadeva esattamente da fine febbraio, sopravanzando di nuovo di 3 centesimi il bono spagnolo, il Portogallo è tornato al 2 per cento (per non parlare della Grecia balzata al 12,6%).

I segnali dei Cds
Ma la stessa idea la rendono anche i premi che gli investitori pagano per assicurarsi contro un'eventuale insolvenza degli emittenti, i cosiddetti credit default swap (Cds). I loro valori si sono di nuovo impennati nell'ultima settimana: l'Italia è risalita a 134 punti base (cioè 1,34 dollari per assicurare 100mila dollari a 5 anni); la Spagna a 108,7, cioè 19 punti più del venerdì scorso; il Portogallo a 160,6 (+23). In questa sorta di classifica del rischio la Grecia è addirittura in orbita: oltre 3mila punti, un valore che secondo gli operatori si traduce in una probabilità dell'80% di non riuscire a ripagare il debito da qui al 2020. Osservando questi derivati, forse, ci sarebbe qualche motivo di preoccupazione in più.

Pretesto o no, quello a cui si assiste è insomma una sorta di ritorno alle «vecchie» dinamiche dettate dall'avversione per il rischio (anche se i livelli non sono ovviamente paragonabili a quelli dell'autunno 2011 o dell'estate successiva), il cui contraltare è la caccia che si è scatenata al rifugio sicuro del Bund. Ieri per il titolo tedesco è stata un'altra giornata di gloria: il rendimento decennale ha compiuto un altro passo significativo verso lo zero, scivolando al di sotto dei 5 centesimi prima di assestarsi a quota 0,08 per cento. Ora le obbligazioni pubbliche della Germania hanno tassi negativi fino ai 9 anni, e anche questo è a suo modo un primato.

Si potrebbe continuare con i già citati Cds, e rilevare come quelli legati alla Germania non solo sono rimasti stabili in quest'ultima settimana, ma addirittura si mantengono su livelli storicamente bassi: 18 punti base, più o meno quanto quelli degli Stati Uniti. Verrebbe da pensare che Berlino (a differenza di Roma, Madrid o Lisbona) sia virtualmente immune a un'eventuale uscita dalla scena dell'euro da parte di Atene, o più probabilmente che la combinazione degli interventi Bce e dei classici movimenti fly-to-quality stia creando distorsioni che non si sono viste neppure nelle fasi più acute della crisi del debito.

Se Draghi attutisce il colpo
È possibile che il tema Grexit, e quindi la pressione sulla «periferia» insieme alla caccia ai Bund, possa prevalere anche nella settimana entrante: «Dati macroeconomici favorevoli nell'Eurozona, dove sono in programma gli indici di fiducia tedeschi Ifo e Zew oltre agli indicatori Pmi dei direttori d'acquisto, e un calendario abbastanza leggero per quanto riguarda le emissioni potrebbero migliorare l'umore sui mercati, ma probabilmente non a sufficienza da compensare i timori legati ad Atene», sostiene Luca Cazzulani, strategist sul reddito fisso di UniCredit.

Nel medio termine però l'orientamento resta favorevole, anche perché, sostiene Cazzulani, «l'evidenza dei dati mostra dall'inizio del Qe la periferia è diventata meno sensibile alle vicende della Grecia di quanto non lo fosse nell'arco dei 12 mesi precedenti». L'ordine attraverso cui si propaga il rischio fra i diversi Paesi resta la stessa: Portogallo in primo luogo, seguito a distanza da Italia e Spagna. Ma il piano Draghi sembra davvero attutire le tensioni, almeno in parte.

© Riproduzione riservata